30/03/2003 - Domenica 4ª del Tempo di Quaresima - Anno B 

Prima lettura

dal Salmo

Seconda lettura

Vangelo

2 Cronache 36,14-16.19-23

136

Efesini 2,4-10

Giovanni 3,14-21

 

La prima lettura interpreta uno dei fatti più dolorosi che hanno colpito il popolo di Dio, la distruzione della Città Santa e la deportazione a Babilonia del popolo, reso schiavo dei suoi nemici. Perché è potuto accadere tutto questo? I profeti lo avevano predetto, ma sono stati disprezzati e scherniti. Essi avevano cercato di ammonire premurosamente il popolo, che si era lasciato andare ad imitare le pratiche pagane e magiche degli altri popoli. Ci sembra di poter leggere in questa pagina la storia del nostro mondo: i disastri familiari, le lotte tra generazioni, il ricorso a religioni pagane e a maghi, l’abbandonarsi alla droga o ad altri surrogati, il ricorso facile all’aborto, la ricerca delle perversioni sessuali, il vivere dimentichi di Gesù non sono grave peccato e non provocheranno come conseguenza qualche terribile "castigo"?

I cosiddetti "castighi" di Dio però non sono mai irrevocabili. Se Dio castiga, lo fa in vista del pentimento, in vista di un recupero della fedeltà del popolo, che da lui è seguito e amato teneramente. A Dio preme il suo popolo: se lo castiga, lo fa perché s’accorga d’essersi messo su una strada sbagliata che lo porta alla rovina e ritorni sulla strada della vita. Ecco che dopo settant’anni egli suscita un nuovo re, il persiano Ciro, che lascia ai deportati la libertà di tornare nella propria terra per ricostruire il Tempio!

Peccato e misericordia, condanna e salvezza, sono pure il tema del colloquio di Gesù con Nicodemo. Il Maestro ricorda un episodio narrato nel libro dell’Esodo, episodio che aiuta a comprendere i disegni di Dio che riguardano la sua vita. In un momento particolare del viaggio attraverso il deserto il popolo è stato colpito dalla presenza di serpenti velenosi. Riconobbe in questo un castigo di Dio per le proprie mormorazioni e ribellioni contro di lui. Alla preghiera di Mosè Dio rispose invitandolo ad innalzare un serpente di rame: chi l’avesse guardato con fede, benché morso da un serpente, sarebbe rimasto incolume.

Ora bisogna riconoscere che il mondo è continuamente morso dall’antico serpente, che induce gli uomini al peccato, a star distante da Dio, a vivere nella tenebra per non lasciar vedere le proprie opere malvagie. Ecco l’amore di Dio per il mondo: ci sarà ancora in alto una fonte di salvezza! Il Figlio dell’uomo, Figlio unigenito di Dio, sarà innalzato, "perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna"! Dio vuole la salvezza dell’uomo, che altrimenti rimarrebbe condannato. Ecco la salvezza: credere in Gesù innalzato sulla croce.

La proposta di Dio da una parte è facile da accogliere e da vivere. D’altra parte essa incontra molti oppositori, che potrebbero impedire anche ai ben intenzionati di lasciarsi salvare. È perciò necessario che ognuno decida ponendosi davanti alla croce, sotto lo sguardo luminoso del Padre, libero dall’influsso degli altri. A questa decisione si preparano i catecumeni e questa decisione rinnovano i battezzati. Essi sanno che dal mondo non avranno sostegno, perciò si abituano in questi giorni a vivere in contemplazione dell’amore di Dio, del sacrificio di Gesù, del premio che è già stato promesso a tutti coloro che credono.

Scrivendo agli Efesini San Paolo ci aiuta a ricordare e contemplare l’amore misericordioso del Padre! Questi, grazie a Gesù ci ha salvati, e la salvezza ci raggiunge quando crediamo nel Figlio. Che significa credere in Gesù? Soltanto tenere nella mente la notizia che Gesù è Figlio di Dio e Salvatore? Credere implica adeguare la vita a questa certezza! Se Gesù è Figlio di Dio, credo alla sua parola, applico la sua parola alle mie situazioni personali, familiari, sociali, anche se ciò costa dei cambiamenti. Credo che Gesù è il salvatore, e non che io mi salvo con una mia bontà, di cui io stesso decido le azioni! Le opere buone sono già predisposte da Dio, ci dice San Paolo. Noi obbediamo a lui con gioia! Fede è quindi obbedienza! La parola obbedienza è istintivamente rifiutata dagli uomini d’oggi, timorosi di venir strumentalizzati. L’obbedienza della fede va a quel Dio che ci ama e che sa solo amarci! È nel nostro interesse obbedirgli! Potremo vivere alla luce, senza vergognarci di nulla, perché le opere compiute obbedendo a Dio sono verità e producono del bene per tutti!

Nel mistero della tua incarnazione ti sei fatto guida dell’uomo che camminava nelle tenebre per condurlo alla grande luce della fede (cfr. Prefazio)! Grazie, Signore Gesù!

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