DOMENICA   4ª  di PASQUA - Anno C

I LETTURA

Salmo II Lettura Vangelo
 Atti 13, 14.43-52  Salmo 99 Apocalisse 7,9.14-17 Giovanni 10, 27-30

Mentre Gesù parla di se stesso come del buon pastore, non può fare a meno di descrivere anche le proprie pecore. Esse stanno con lui in un rapporto di vero amore: ascoltano, sanno riconoscere la voce del pastore e lo seguono. Esse sanno che il pastore non le imbroglia né le inganna, e perciò gli danno piena fiducia. Egli d'altra parte le conosce, così come può conoscere chi ama personalmente, e fa loro dono di una vita che in questo mondo non si trova, non si acquista, non si raggiunge: la vita eterna, piena, realizzata davvero!

Gesù non illude: parla subito anche di pericoli. C'è chi vorrebbe rubargli le pecore, chi vorrebbe disperderle, chi non le ama. Chi è? Gesù non fissa ora il suo sguardo sul nemico delle sue pecore. Egli vuole che esse fissino il proprio sguardo su di lui e continuino ad ascoltarlo e a seguirlo, perché in tal modo nessun nemico riuscirà nel proprio intento.

La sua mano è forte, è la mano stessa di Dio Padre! Chi può presumere di essere più forte di Dio?

Io e il Padre siamo una cosa sola! Questa affermazione di Gesù è davvero grande, rivelatrice della sua divinità. Per questo io, che sono pecora del gregge di Gesù, continuo a tenere lo sguardo fisso su di lui, in pace, sicuro di essere al sicuro per sempre! 

I discepoli di Gesù e i suoi apostoli hanno dovuto far subito i conti con la sofferenza. Il libro degli Atti che leggiamo oggi ci presenta i primi apostoli raggiunti dalla persecuzione! Essi annunciano con franchezza la Parola, l'amore di Dio per tutti gli uomini. Questa Parola diventa gioia per chi li ascolta, perché è parola di vita, di fraternità, di salvezza: è la parola del Pastore!

a gioia rimane anche quando alcuni, colti dall'invidia del diavolo, se ne fanno strumento e scacciano Paolo e Barnaba. Ma essi continuano imperterriti ad annunciare Gesù in un'altra città, a Iconio.

La seconda lettura ci introduce alla visione della celeste Gerusalemme, la nostra patria definitiva: in essa una moltitudine immensa è vestita a festa e canta di gioia! È una moltitudine immensa di persone che sono passate tutte "attraverso la grande tribolazione". Hanno seguito il pastore, che è anche Agnello, l'Agnello di Dio; il Nemico li ha fatti soffrire, li ha fatti piangere, ma essi ora sono riconoscenti a Dio. È stata proprio la sofferenza della lotta a permettere loro di dimostrare l'amore al pastore e a renderli graditi a Dio!

Gesù è risorto dai morti!

Nella sofferenza e nella fatica che comporta il nostro essere cristiani, quando la derisione e la persecuzione suscitata contro di noi dal nemico di Gesù si avvicina, non dimentichiamo: Gesù è risorto dai morti! Alleluia!

torna indietro                 Pagina iniziale