Seguimi

Una specie di “contemplazione”della sequela di Matteo e di Pietro fanno cornice alle altre riflessioni-osservazioni che riguardano il seguire Gesù, che troverai in queste pagine.

Essere poveri, esercitare l'amore casto, vivere in atteggiamento ubbidiente, aver volontà decisa di unità con gli altri discepoli e farsi tenere per mano da un «padre», sono grandi necessità di una piccola vita che ascolti la voce di Gesù che sussurra: “seguimi”.

Se qualcuno riceverà aiuto, ringrazi Dio. Se troverà scandalo, mi perdoni. Sempre lodiamo e benediciamo il Signore Gesù Cristo! 

don Vigilio Covi

INDICE

Seguimi (Mt 9, 9)

            Vivere nell'unità          

            Vivere poveri             

            Vivere casti                

            Vivere l'obbedienza di Gesù   

            Vivere accompagnati  

            Tu segui me (Mt 22, 22)

 

Seguimi (Mt 9,9) 

Seguimi.

Una sola parola, ma sufficiente a coinvolgere una vita intera.

È una parola coraggiosa! Chi se la sentirebbe di dare un ordine o un consiglio simile ad un'altra persona?

Gesù se la sente di rivolgere questa parola a Matteo.

Matteo aveva sempre fatto riferimento a qualche modello per le scelte della sua vita. Quando doveva prendere una decisione, una di quelle che non vengono tanto spontanee, di quelle su cui bisogna riflettere, Matteo correva colla mente a quel tale o a quel tal altro di cui aveva stima, e dentro di sé faceva un'operazione complessa, ma importante: “Come farebbe il tale in questa occasione?”. Matteo, come ogni uomo, aveva bisogno di un modello, perché la sua “psiche”è fatta così. Di tanto in tanto cambiava i suoi modelli: ne trovava di nuovi, di migliori.

Ora Matteo non si rende ancora conto del tutto quale portata abbia la parola che ode dalla bocca di Gesù: seguimi. Intuisce che un nuovo modello gli si propone, esigente. Non è lui che sceglie, stavolta. È Gesù stesso che si mette con sicurezza davanti a lui come Modello.

Dove prende il coraggio costui per una proposta simile?

Gesù può avere questo coraggio senza che esso si tramuti in superbia. Difatti Egli sa di essere mandato da un Altro e di essere in cammino. Gesù non vuole mettersi davanti a Matteo che per fargli da guida e condurlo al Padre. Dei Padre, Gesù è sicuro. Del Padre Gesù si può fidare. E Gesù conosce il Padre, ne conosce la volontà, i gusti, i sentimenti, le opere, le intenzioni, l'amore.

Gesù può essere deciso: sa che Matteo troverà la propria realizzazione presso il Padre, anzi, già nel camminare verso di Lui. E Gesù sa di essere l'unico che può condurre senza errori gli uomini al Padre, perché Egli stesso vi è incamminato. Egli è la via, il Padre è la mèta.

Matteo sente la sicurezza di Gesù e la trova attraente: più della propria sicurezza poggiata su basi vacillanti, sia per il cuore sia per la mente.

Ode la parola unica - seguimi -, la scompone subito nelle tre parole di cui è formata - TU SEGUI ME -, in un attimo, come un baleno, vede le tre persone coinvolte in questa nuova faccenda sé, Gesù, il Padre -, e decide.

Un'unica decisione, che noi scomponiamo in tre decisioni d'azione. La decisione di Matteo lo fa alzarsi, fissare lo sguardo su Gesù, mettersi in cammino.

Non è semplice farlo, come dirlo, sembra ricordarci Matteo.

La prima azione comporta abbandonare un lavoro, una carriera assicurata, un benessere raggiunto con fatica. Ti pare semplice?

La seconda azione comporta lasciare tutti quei modelli di vita sul cui esempio ho basato le mie scelte fino ad ora. Distaccarmi da quei modelli, dentro, nell'anima, è come riconoscere inutili o sbagliate quasi tutte le azioni compiute fino ad ora, perché non erano Gesù! Questa seconda azione comporta puntare tutto su Gesù, quasi scommettere tutto quello che ho, su di Lui, e restarmi solo Lui davanti agli occhi. La vita comincia a divenirmi strana.

Ma la terza azione di cui si compone la mia decisione è ancora più seria. È muovere dei passi. Seguire difatti implica un camminare. Non resto mai dove sono. Non sono mai arrivato. Non avrò mai più sicurezza nel cuore, se non d'essere dietro a Lui. Solo Lui sa. Una sola sicurezza che mette pace nello spirito e da questo scende -nel cuore e nel corpo. Il corpo non ha più sicurezze, non ha più pace con cui far tacere lo spirito. Seguire Gesù è fare dei passi, allontanarmi di continuo dalla posizione raggiunta, abbandonarla. Nulla più è sicuro, solo Gesù.

E talvolta Gesù non lo vedi: direi quasi che ha girato l'angolo troppo in fretta. Sono nel buio. Mi restano solo le sue tracce, le orme, da discernere in mezzo a molte altre che si perdono in infinite direzioni. Sì, puoi sempre distinguerle con facilità, ma quanta fatica sceglierle, perché immancabilmente portano il segno dei chiodi! Bagnate di sangue! Di alcune di esse ho scoperto il nome, di altre non ancora, lo scoprirai tu.

Eccone alcune: semplicità, castità, pazienza, gratuità, mitezza, coraggio, obbedienza, umiltà, fermezza, sopportazione, abnegazione, povertà, gioia, modestia, timor di Dio, perdono...

La “confessione”di Matteo è quanto mai seria. Si sente che ha camminato insieme con Pietro, che, già nella sua prima lettera ai cristiani, diceva qualcosa di simile (1Pt 2,21-25).

Ma seguiamo ancora un attimo l'esperienza di questo Apostolo, che ora chiamiamo fortunato!

La sua decisione di seguire Gesù richiama alla nostra attenzione tre gruppi di persone.

li.primo è formato da quelle che Matteo ha lasciato.

Sono colleghi di lavoro, peccatori, soldati romani e chi sa quanti altri. Non è facile lasciarli. Soprattutto se con loro c'è stata un'amicizia poco seria, basata forse sull'aver commesso insieme qualche birichinata (più o meno grossa); è difficile lasciarli. Matteo si attira l'ira di questi amici. Si sentono traditi, si sentono i-nessi in disparte: i loro ragionamenti, le loro azioni soprattutto non sono più accettate né condivise da Matteo. La condivisione di Matteo delle loro parole e della loro vita era una sicurezza: potevano almeno dire: fanno tutti così. Ora non è più vero.

Ora c'è uno che non fa più così: li rende vacillanti, si sentono in pericolo, lo odiano, come si odierebbe il terremoto che mette in forse la sicurezza delle fondamenta di una casa. 

Essi continuano a seguire i vecchi modelli di Matteo, e non saranno mai accontentati. Matteo lascia queste persone, non perché le voglia disprezzare, ma perché esse non seguono Gesù ed egli, invece, ha deciso. Se egli segue Gesù... chissà, forse qualcuno ancora dei suoi vecchi amici comincia a riflettere seriamente... 

E così ecco Matteo da solo.

No, la sua solitudine dura poco. Dio non vuole che l'uomo sia solo. Eccolo Matteo con Gesù. Ma con Gesù c'è già qualcuno: c'è Simone, Giacomo, Giovanni, Andrea, Filippo, Bartolomeo. Seguendo Gesù, Matteo trova un nuovo gruppo di amici. Li trova, sono già fatti, sono amici di Gesù. Egli però segue Gesù; lo mette bene in chiaro, quando si sente addosso le occhiate di qualcuno di loro che non ha in simpatia gli impiegati delle tasse. 

Egli segue Gesù, si sente amato da Lui. Ma ecco che c'è subito da sopportare il carattere di Pietro, e quello di Filippo... La gioia di seguire Gesù si unisce subito ad una croce. I Suoi amici, quelli che si tira dietro, non sono santi come Lui, non sono buoni e seri come Gesù. Seguirti, Gesù, in un altro modo? Ma come fare? Se voglio seguire Te devo stare con quelli che ti sei scelto. 

E per di più Matteo si accorge ora - prima non aveva avuto l'occasione di notarlo - di avere egli stesso un carattere non del tutto perfetto. Perché Giovanni mi sopporta senza dir nulla? Forse che Giovanni mi vuoi bene perché ha scoperto qualche lato buono della mia personalità? No. Matteo scopre che Giovanni gli vuoi bene, solo perché vuoi far piacere a Gesù, vuoi assumere gli stessi sentimenti di Gesù. Lasciarsi amare... Matteo deve imparare a lasciarsi amare gratis, per amore di Gesù. E così impara pure ad amare gratis, per amore di Gesù. In fondo, dopo che ha provato, scopre che è più bello e che quest'amore è più vero. 

Le tentazioni di Matteo in questo gruppo di amici sono tante. Ce n'è una che rischia di non essere avvertita nemmeno come tentazione: siccome Pietro è il capo, e Giovanni è oggetto d'amore particolare, e Giuda si guadagna la fiducia tanto da esser fatto cassiere del gruppo, Matteo pensa di prender loro come modelli di qualcuna delle sue scelte.

Grazie a Dio, Matteo evita questa tentazione.

Egli è chiamato da Gesù, deve guardare sempre a Lui. Se prendesse come modello Pietro, quale fedeltà darebbe a Gesù? Se prendesse come modello Giuda, quale amore gli regalerebbe? Quante delusioni nella vita di Matteo quando si accontenta di seguire l'esempio dei discepoli di Gesù! Ogni volta deve imparare a confrontarsi soltanto con l'amore e l'insegnamento di Gesù. Ogni volta deve imparare a stare in quella comunità non per amore della compagnia, ma solo per amore di Gesù.

Talvolta cercherebbe consolazioni dalle parole di Pietro o di Tommaso, ma se essi non lo portano a Gesù il cuore resta vuoto e spinoso. Talvolta sono gli altri che vengono a lui a cercare comprensione ed egli sente che la dà solo quando li ama per amore di Gesù e li indirizza a Lui.

Matteo così raccoglie un mucchio di esperienze: impara ad amare i suoi condiscepoli non perché se lo meritano, non perché sono buoni o fedeli, ma soltanto perché Gesù li ama e li tiene con sé. Impara, inoltre, a fare tutto quel che fa, come per Gesù, e non per sentirsi dire bravo dagli altri: qualunque cosa facciate, anche quelle che vi piacciono, fatele come per Gesù!

Dopo aver chiamato Matteo, Gesù chiama ancora qualcuno...

Succede quel che capita nelle famiglie: il primogenito, tutto d'un tratto, si trova accanto una sorellina o un fratellino. Con lui deve condividere tutto, eppure non l'ha scelto. Se lo trova là, bello o brutto, sano o malato non importa. Matteo fa la stessa esperienza. I suoi nuovi fratelli li sceglie Gesù: con che criteri? Gesù te lo dice e non te io dice: ha anche Lui i suoi segreti, soprattutto ha la Sua Sapienza e lungimiranza. Accetto, ripete Matteo molte volte! Se badasse alle sue comodità, idee, gusti e discernimenti i suoi occhi perderebbero di vista Gesù, immediatamente. Meglio non rischiare. 

Nel suo cammino Gesù continua ad incontrare nuove persone, di tutti i colori.

Matteo, che Lo segue, si trova a contatto con questo terzo gruppo di gente: quella a cui Gesù è inviato dal Padre!

Matteo impara da Gesù ad avvicinarle. Sono peccatori, sono lontani da Dio, con il cuore pieno, a volte di cattiveria, a volte di bontà, spesso di sofferenza, non raramente di interrogativi, dubbi, vuoto. Anzitutto Matteo davanti a loro è sempre in attesa: chissà cosa dice loro Gesù? Forse il cuore di alcuni si apre ed entra la luce! Quante sorprese ha vissuto finora!

Chissà che Gesù non dica a qualcuno: “seguimi”?

Matteo è sempre pronto al miracolo, pronto a ricevere come fratello nuovo, quelli che incontra nel suo cammino seguendo Gesù.

Quando meno se l'aspetta trova qualcuno che da volgare e ubriacone o sprezzante diventa docile, buono, credente!

Verrebbe voglia a Matteo di correre e dire: venite con noi, noi siamo un bel gruppo di gente, noi siamo la nuova società! Non può mai farlo perché taluno dei suoi amici io delude subito... e sarebbe menzogna. Matteo potrà dire con libertà, gioia e sicurezza: vieni a Gesù, va' a Gesù: Egli ti libera, Egli ti salva, Egli ti ama! Chi lo ascolta sente una voce disinteressata, felice e vera!

Le persone cui Gesù va incontro non sono ancora unite, sono divise e sparpagliate, proprio come pecore senza pastore. Al suo arrivo succede qualcosa di nuovo e di bello: si uniscono, si sentono al sicuro... sono trasformate.

Matteo ammutolisce continuamente e pensa: se queste persone vengono qui da Gesù, vedono anche me. Bisogna che in me trovino un aiuto per ascoltare e per dar fiducia a Gesù: se mi vedono modellato e plasmato secondo le Parole che Gesù dice, anch'io sarò un aiuto per loro ed una buona testimonianza per il Signore: ciò che Egli dirà troverà un riferimento concreto nella mia vita. Se mi vedono modellato da Gesù, incontrano qualcosa che vai la pena incontrare. La mia responsabilità è grande verso di loro. Non voglio far apparire Gesù bugiardo; lo crederebbero se vedessero me, suo amico, comportarmi da disonesto, impuro, avido, impaziente, preoccupato.

E così Matteo si ritrova impegnato a purificare la sua vita e a dedicarsi ad un'ascesi seria e gioiosa, per amore di Gesù.

Matteo trova motivo di deludersi degli altri suoi amici, proprio di quelli a cui Gesù affida compiti di responsabilità. Ma alla fin fine egli scopre che tale delusione è provvidenziale, ci voleva, per avere un solo motivo di stare loro insieme: l'amore per Gesù.

Talvolta egli vede gruppi interi che rifiutano di ascoltare e di seguire le parole del suo Maestro e se ne allontanano. Che vergogna prova in quei momenti, ma è l'occasione buona per ripetersi nel cuore:

“Non vengo dietro a Te, Gesù, perché molti ti seguono,

ma perché Tu mi hai scelto,

 non vengo con Te perché tutti ti stimano,

ma perché Tu vali”!

E così nel suo cuore cresce la libertà dagli uomini ed il timore del Signore. Il suo uomo interiore si sviluppa fino alla perfezione, fino a diventare forte e capace di trascinare altri nella sequela di Gesù.

Matteo, dicano tutti quei che vogliono, ma sei molto cambiato dall’inizio, da quando stavi seduto alla dogana.

Sembri colla testa tra le nubi,

ma starai in piedi anche quando tutti cadranno!

continua