Appunti di Vigilio,

santo Vescovo di Trento

"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date"

ai missionari
mandati dalla Chiesa di Trento
per la «prima» e per la «nuova» evangelizzazione!

Questi «APPUNTI» provengono dall'archivio da cui ogni buon scriba sa trarre cose antiche e cose nuove.
Essi tengono conto di ciò che S. Vigilio ha scritto nelle lettere a S. Sempliciano a Milano e a S. Giovanni Crisostomo a Costantinopoli, della lettera a lui indirizzata da S. Ambrogio, di qualche notizia sulla sua vita contenuta nella «Passio Sancti Vigilii», di nozioni generali di storia, dell'esperienza di vita cristiana fondata sulle Sacre Scritture - specialmente Nuovo Testamento - e della preghiera dei Salmi.

Colui che te li presenta sa che far parlare i Santi è possibile solo a santi per i santi, mentr'egli è un peccatore quotidiano che vive del quotidiano perdono di Dio e dei fratelli: spera gli siano perdonate da Dio, dai Santi e da te anche le imperfezioni e le omissioni del suo lavoro. La tua santità ne colmerà le lacune e ne renderà innocui gli errori.
Egli spera soprattutto poi di aver contribuito a dar gloria a quel Dio e Signore che S. Vigilio e i suoi Amici vogliono sia ancora servito da te in modo degno e fruttuoso di salvezza per molti.

Sono passati milleseicento anni dalla Nascita al cielo dei Tre figli e amici di cui il Vescovo Santo ci parla: il loro sacrificio infatti fu offerto nell'anno 397 dell'era cristiana; egli stesso poi li seguì nel conseguire la palma del martirio - sembra - nel 400, dopo meno di vent'anni di servizio episcopale.
Milleseicento anni, come un giorno solo! Un giorno d'amore intenso e forte, che ti coinvolge.

Negli «APPUNTI» ci sono varie citazioni bibliche e semplici allusioni od evocazioni delle Sacre Scritture. Le une e le altre per lo più sono messe in corsivo, per favorire una migliore comprensione spirituale dei fatti ricordati o l'eventuale preghiera; non ne sono riportati i riferimenti per non appesantire la lettura: questo testo vorrebbe alimentare la fede e l'amore a Gesù delle persone umili e semplici, non abituate ad avere in mano più libri allo stesso tempo.

Al Dio uno e trino, Padre che ama gli uomini, Figlio, che fa conoscere il nome del Padre, e Spirito, che ne riversa l'amore nei nostri cuori, ogni onore lode e gloria oggi e nei secoli.

don Vigilio Covi

1

Mi trovo nella cittadina di Trento, situata in una valle delle Alpi, sessanta miglia a settentrione di Verona. Sono nato qui e qui rimango per tuo volere, Signore Gesù Cristo.
Tu ami il popolo di questa città, che non ti conosce ancora. Solo una piccola parte è illuminata dalla tua luce, ascolta la tua parola e ubbidisce ai tuoi voleri. Gli altri - quasi tutti - servono ancora gli idoli, che, ingannando, eccitano al libero sfogo dell'egoismo, del piacere, dell'ambizione.
Tu mi hai chiesto di prendermene cura come Vescovo della tua Chiesa. I presbiteri, con i cristiani della piccola e ancora non salda comunità, mi hanno eletto a questo servizio, e il successore dei tuoi apostoli ha confermato l'elezione, e - imponendomi le mani - mi ha consacrato, conferendomi così il sacro Ministero.
In esso voglio servirti portando la tua autorità, la tua carità, il tuo amore di Padre. Coloro che mi accoglieranno, accoglieranno te, coloro che mi ascolteranno, ascolteranno te, coloro che mi ubbidiranno, ubbidiranno a te. Perciò volentieri ho accettato, lieto di poter servire Te che mi hai scelto, mi hai amato e mi hai liberato dalla schiavitù di idoli vani e dal vuoto modo di vivere in cui mi trovavo e che i miei padri mi hanno trasmesso.

Sei tu, Signore, la mia speranza,
la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.
Sono parso a molti quasi un prodigio:
eri tu il mio rifugio sicuro.
Della tua lode è piena la mia bocca,
della tua gloria, tutto il giorno.

La Chiesa, che mi hai affidata, perché io la presieda, è un piccolo gregge, si potrebbe dire appena nato.
Giovino e Abbondanzio mi hanno preceduto nel compito e me ne lasciano l'eredità. Io, come terzo, vigilerò - Vigilio è il nome che la tua Provvidenza mi ha dato - perché il deposito della fede in te che essi hanno predicato, e l'amore per il tuo Nome che hanno profuso, rimanga, cresca e si diffonda. Vigilerò per attendere la tua prossima venuta, Sposo fedele, alla quale mi voglio tener pronto nella gioia e ad essa preparare questo popolo!
Sono lieto perciò di rendere attuale il mio nome e di mettere a servizio tuo, mio Dio, tutte le risorse naturali di cui tu mi hai dotato, e le scienze che ho appreso nelle scuole, e la sapienza che tu mi hai riversato nel cuore frequentando i tuoi servi e meditando le tue Sacre Scritture.

La tua destra mi ha sostenuto,
la tua bontà mi ha fatto crescere!

A Te lode e onore, a Te solo la gloria, anche da questi fogli che scrivo per aiutarmi a far memoria di Te, della tua Presenza e della tua continua assistenza!

2

Ho accolto il servizio a questa Chiesa con qualche trepidazione, e con molta gioia.
Trepidazione, perché mi sento come inviato in missione, e che missione! Portare il tuo Nome, Gesù, come luce, come sale, come fuoco, come vino di gioia, come vero Dio a questo popolo, che in parte ti conosce - ma ancora superficialmente - e in gran parte non ti conosce ancora.
Trepidazione per l'onore che ne è dato a me, indegno, dal Padre dei cieli!
Trepidazione perché di certo il mio servizio al tuo Vangelo dovrà manifestarsi pure come servizio ai poveri, sempre più sofferenti a causa dei continui violenti rivolgimenti politici in atto. Le mire dei «grandi» si riflettono sui piccoli, che subiscono oppressioni e sfruttamenti. Anche la fede è oggetto di violenza a causa di eresie ed errori che gettano confusione nei cuori di coloro che da poco sono stati battezzati.
Trepidazione per l'accoglienza delle persone di questa città. Sono sì nato qui, ma la mia famiglia è di origine romana. La diffidenza verso i forestieri dura a lungo nelle piccole città. Inoltre, per di più, i molti pagani sperano ancora in una restaurazione del culto degli idoli, ufficialmente ormai abolito.
Trepidazione, perché m'è stato annunciato che questo luogo è centro di confluenza di campagne e vallate dove il tuo Nome, o Signore, è ancora totalmente sconosciuto. Chi ve lo farà risuonare? Sarà la mia voce una tromba efficace o un'arpa dolce che faccia conoscere e amare il tuo Nome in cui solo c'è salvezza?

La mia trepidazione non spegne però l'infinita gioia che mi riempie il cuore!
Poter servire Te, mia Roccia! Far risplendere per primo la fiaccola della fede in te agli occhi di chi ancora è cieco, far risuonare per primo l'amore tuo, o vero Dio, a chi ancora non sa che Tu sei Padre!
Annunciare la tua Morte e la tua Risurrezione, o Figlio dell'uomo, e celebrarne il Mistero! Cantare l'alleluia pasquale e immergere nell'acqua salutare e vivificante coloro che non conoscono la vita vera e la gioia della comunione reciproca che tu doni a chi ti ama!
Far rialzare e camminare sulle tue vie questi uomini paralitici, vissuti sempre nella paura e nell'angoscia per le parole e i riti di stregoni e demoni inverosimili e paurosi, per l'avidità di usurai tremendi, per le ingiustizie palesi commesse nel defraudare gli operai del loro salario.

E' un compito che mi mette alla pari dei Santi Apostoli, benché indegno e inadatto! Compito per il quale essi hanno dato la vita esultando, hanno versato il sangue amando Te, Testimone fedele, che moristi sul Golgotha per esser luce e salvezza! Meriterò anch'io d'essere come loro?

Il Signore completerà per me l'opera sua!
Nella tua volontà è la mia gioia.

Gioia e trepidazione si mescolano nel mio cuore in questo primo tempo del mio santo servizio a Trento.

3

Ho scritto una lettera al santo Vescovo Ambrogio. Sì, ho scritto a quel discepolo del Signore che - vescovo di una grande metropoli - ha la tua autorità su di me, e molta esperienza; egli ha soprattutto, grande, grandissimo amore per Te, mio Signore Gesù. Per te egli ha lasciato una promettente carriera politica, per te s'è applicato allo studio delle Sacre Scritture, per te ha cambiato stile di vita accogliendo nella sua casa fratelli con cui condividere tutto: preghiera, lavoro, ascolto, parola, preoccupazioni, gioia e pane.
A lui accorrono per consiglio deboli e potenti, a lui vengono persino dal lontano Oriente, attratti dalla forza della sua fede, di cui è strenuo difensore. Per amore della verità del tuo Nome e della carità, egli sa resistere a re e imperatori, e si serve delle loro minacce per rafforzare la tua Chiesa. E tu accompagni la sua parola e la sua preghiera con i tuoi prodigi.
Gli ho scritto per chiedere le insegne che contraddistinguono il mio mandato nel tuo Nome e perché, con la sapienza che tu gli hai infuso, egli doni a me luce per espletare il compito che Tu, mio Dio, mi dai in questa regione.

Come guidare la Chiesa di questa città affinché si apra all'evangelizzazione delle vallate?
Come custodire i cristiani dalla tentazione di ricadere in abitudini che sono espressione di paganesimo, di superstizione, di schiavitù al denaro?
Come raggiungere i villaggi dispersi lungo le strade, e quelli ancor più remoti?
Quale metodo impiegare perché i pagani - impegnati a servire idoli inesistenti e magie pericolose e dottrine perverse - si volgano invece a te, Stella radiosa del mattino, cui sia gloria nei secoli?
Come impedire che nuove religioni affascinanti, ma pericolose, importate dall'oriente da soldati e commercianti, vengano confuse con la nostra dolce e ricca fede, che sola dà comunione e consolazione e vita e gioia e giustizia e carità?

Dammi la sapienza che siede in trono accanto a te,
perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica
e io sappia che cosa ti è gradito.

Chissà che il vescovo di Milano - Chiesa antica e con territorio in parte simile a questo - non possa illuminarmi? o intercedere presso te, Padre, anche per noi, perché la nostra Chiesa fiorisca e risplenda?

4

Cantiamo con gioia al Signore, cantiamo e inneggiamo al suo Nome! Il Vescovo di Milano ha risposto alla mia domanda. Egli ha risposto non solo trasmettendomi le insegne dell'autorità apostolica e inviandomi una pergamena con preziosi consigli, ma ancora mi ha mandato tre uomini santi!
La sua non è risposta d'uomo, è risposta tua, mio Dio. Tu stesso - Padre di Gesù - lo hai guidato nel soddisfare alla mia richiesta.
Dalla comunione fraterna, in cui egli vive come padre, ci ha inviato tre figli, tre fratelli, figli di Dio e figli suoi, fratelli di Gesù e fratelli nostri.
Egli si è privato di tre fratelli, suoi stretti collaboratori nel ministero di evangelizzazione, e li ha inviati qui, perché, partecipi del mio servizio e uniti a me, siano tuoi missionari per questo popolo.
Come vero padre egli ha intuito la necessità e l'urgenza della mia missione in questa terra. Egli è tuo servo, Signore Gesù, e pensa a tutti gli uomini con uguale amore, col tuo amore!

Grazie, mio Dio! Non pensavo nemmeno di poterti chiedere quest'aiuto, ma tu previeni le nostre stesse domande e doni più e più di quanto pensiamo tu ci possa dare!
Ambrogio ci ha mandato tre suoi figli. E non li ha mandati per un tempo determinato, ma per sempre: essi sono tuo dono, o Dio!
Chi sono? donde vengono? quale fuoco portano nel cuore?
Li interrogherò non appena si saranno ristorati dal lungo viaggio.

Il loro sguardo e il loro portamento, la loro umiltà e il loro silenzio lasciano comprendere che essi non vivono per se stessi, non hanno alcun interesse, non vogliono apparire né emergere.
Essi sono veramente tua proprietà, o Risorto! Lo si vede. Lo si capisce. Ognuno di loro vive solo per Te, e trova in te la sua gioia. Per Te stanno insieme come fratelli. Hanno un cuore da eremiti, portatori di silenzio, ma per amore tuo, o Salvatore del mondo, vivono insieme, perché Tu unisci quelli che ti amano. Sono tre, ma sono uno nella fede e nell'amore: sono specchio della tua unità, o santa e amabile Trinità!
La luce del loro sguardo esprime il desiderio che tutti ti conoscano, e per questo sono qui! Sul loro volto contemplo la verità delle parole del tuo Spirito:

Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti!

5

Senza bisogno di domande, i tre, «dono divino», si sono presentati. Ecco quanto scaturiva come acqua viva dal loro silenzio!
Ha preso per primo la parola il più anziano. Su di lui riposi il tuo santo Spirito, Signore!

"Mi chiamo Sisinio. A te ci manda il santo vescovo Ambrogio, ma a lui noi arrivammo dalla patria di grandi santi e gloriosi martiri. Di stirpe e lingua greca, sono nato in Cappadocia, terra povera di beni materiali, ma ricca di fede.
Tu conosci certamente i nomi di Basilio, di Gregorio di Nazianzo e di Gregorio di Nissa: il primo di questi da poco ha concluso la sua corsa nella fede e il suo servizio alla santa Chiesa, gli altri due vivono ancora come fari in mezzo a noi.
A poca distanza si trova Tarso, che ha dato i natali all'Apostolo coraggioso delle genti, e non lontana è Antiochia, città nella quale la fede è stata annunciata ai pagani, prima sede del beato Pietro, il clavigero del Regno dei cieli!
Noi abbiamo ereditato la fede dei martiri, numerosi nella nostra patria ai tempi che precedettero il benedetto imperatore Costantino.
Ora sulle nostre montagne molti monaci vivono la vita celeste nella povertà e nella solitudine, lodando il Dio fatto uomo con la loro sottomissione obbediente, oltre che con le parole e con il canto.
Ho desiderato anch'io appartenere totalmente a Gesù, non serbando nulla per me. Per questo mi son fatto povero, per non aver da dare a nessuno nulla dei beni che passano ingannando, e per poter donare a tutti, invece, solo il suo Nome, l'unico che dà vita e gioia anche ai poveri e agli indifesi.
L'iniziale fatica a lasciare quanto avevo ereditato dai miei genitori mi è stata ripagata dal Padre proprio al centuplo, come ha promesso il Signore Gesù Cristo! Mi sono sentito libero, pronto a tutto, col cuore pieno di una gioia che trabocca e che vorrei comunicare a tutto il mondo.
Pensando proprio al mondo che non conosce il figlio di Dio, e non conosce quindi nemmeno la pace che lui solo sa dare, ho percepito vivo e intenso il suo stesso desiderio di raggiungere tutti i popoli con l'annuncio del suo Nome.

Secondo la fede e la luce del santo martire Ignazio, non volli compiere tale proposito se non con la benedizione del mio Vescovo e padre. Egli, dopo aver pregato sul mio desiderio, mi ha imposto le mani, come la chiesa di Antiochia fece su Paolo e Barnaba, quando li ha inviati alle nostre terre, e m'ha detto: «Va', nel nome di Gesù, l'Emmanuele! Egli sia il tuo bastone, il tuo pane, il tuo vestito, la tua parola, il tuo compagno, la tua luce, il tuo canto!"

Sisinio s'è fermato. Il ricordo del suo Vescovo e Padre l'ha commosso.

6

Guardai il secondo: egli s'è sentito interpellato.

"Mi chiamo Martirio, ed è mio desiderio e mia volontà essere ciò che il mio nome significa: «testimone» di Gesù. Sono stato soldato, arruolato nell'esercito dell'Impero, e sono abituato a viaggi e disagi. Quando ho conosciuto la decisione di Sisinio e la preghiera del Vescovo, che è Padre anche della mia fede, ho seguito la voce che già mi chiamava al servizio del Re dei re, del Signore dei signori! Quanto è bello servire il Figlio di Dio!
Dopo aver io ricevuto il Santo Battesimo, Sisinio mi ha accolto nella sua nuova regola di vita, fatta di povertà e di preghiera, mi ha insegnato l'obbedienza di Gesù e la radicalità d'amore a lui.
Avevo timore di comunicare alla mia famiglia il cambiamento di esercito - da quello terrestre a quello celeste, da quello delle armi e della violenza a quello dell'amore -, perché non avrei più portato loro quel soldo che ricevevo. Quando vinsi questa paura per amore di Gesù - sia Egli amato da tutti -, quale non fu la mia sorpresa! Sembrava che il mio giovane fratello non attendesse che quel momento!"

"Sono io! - esplose il terzo -. Non conoscevo altre prospettive per me che seguire l'esempio di Martirio arruolandomi per portare le armi di morte. Che gioia invece accompagnarlo per seguire il vero Pastore datore di Vita! I nostri genitori non si sono opposti, perché la loro fede e il loro amore al Signore sono più grandi dei miei. Ma se si fossero opposti avrei ugualmente seguito la voce che già mi chiamava: Seguimi! Segui Me!
Gesù ha parole più convincenti di quelle dei genitori.
Dentro di me poi sentivo risuonare spesso la preghiera della santa Chiesa:

«Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.
In mezzo ai popoli narrate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi!»

Perciò anch'io vedevo un dovere e un onore partecipare alla missione di Sisinio per narrare ai popoli i prodigi del Signore e la gioia della sua conoscenza!"

7

Ascoltavo con grande gioia dello spirito il racconto dei miei tre nuovi figli e collaboratori.
L'ultimo dei tre, il più giovane, si chiama Alessandro: egli è giovane, ma il suo amore a Te, Agnello di Dio, è maturo e saggio!

Poi Sisinio continuò:

"Abbiamo nel cuore solo Gesù, il Vivente. Abbiamo davanti agli occhi l'amore al Dio Trino vissuto dal nostro popolo e negli orecchi l'eco del canto dei monaci delle nostre montagne.
Vivemmo con loro qualche tempo prima di dare l'addio alla nostra terra: sapevamo infatti che non si può intraprendere né una vita di comunione nella fede né una missione di evangelizzazione senza aver imparato, senza esserci lasciati formare alla scuola dei saggi e degli innamorati del Figlio di Dio.
Oltre alla povertà, segno dell'abbandono fiducioso al Padre dei cieli, e alla castità del cuore come dono di tutto il nostro amore allo Sposo, abbiamo imparato da loro il modo di amare stando sottomessi, come Gesù: dall'obbedienza infatti nasce la bella e preziosa libertà dalle proprie volontà, che porterebbero all'egoismo e impedirebbero tra noi la comunione!

Perciò eccoci: tu d'ora in poi sei il nostro padre, e noi tuoi figli. Affidaci il compito che vuoi, mandaci dove vuoi, usaci per il Regno del nostro Signore Gesù Cristo. Vogliamo vivere e operare uniti a te e dipendendo da te, che sei il pastore; nulla faremo senza di te, ma seguiremo in tutto te, come il Figlio di Dio segue il Padre!
Questo è il mandato che abbiamo ricevuto pure da Ambrogio, tuo fratello nel Signore e nel suo servizio.
Noi saremo sottomessi come il Figlio è sottomesso in tutto: il nostro Dio e Padre si serve della tua voce per donarci i segni della sua volontà santa e buona."

Piansi di commozione, di gioia, di riconoscenza.
Mio Signore, tu che hai la chiave di Davide, quanto sei grande! Quale dono hai fatto alla mia Chiesa! Quale Chiesa grande e amante deve fiorire su questa terra, se il seme che tu vi nascondi è così promettente! Quale risurrezione potrà vedere questo popolo, che vive ancora come morto, sordo e cieco, perché nessuno fa brillare la tua luce e risuonare la tua Parola!
Grazie, mio Dio e Salvatore, mio amico e amico degli uomini peccatori!

Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare al mio Dio finché esisto!

8

Trattengo i tre fratelli con me qualche tempo per godere del loro amore per te, mio Sposo, e perché li conosca la Chiesa di questa città. Essi si ambientano così pure al nuovo clima e al dialetto di queste popolazioni.
Li trattengo fino a che tu non mi abbia concesso di godere con loro piena comunione di fede e di amore per te, e non mi abbia dato luce sul compito da affidare ad essi.

Non è tempo perduto: tu mi stai mostrando i talenti di fede e di natura che essi nascondono nel loro silenzio.

Sisinio è il più anziano e il servo dei tre. Egli è mosso da grande spirito missionario: si può dire che egli è l'«Indice di Cristo», tanto egli si offre per indicare a tutti Te, Gesù, come il vero Maestro, la vera luce, la salvezza e il ristoro per i cuori e il Centro che unisce in un solo gregge le pecore disperse e discordi. Egli è perseverante e fedele, capace di portare la tua croce senza lamento, pronto a subire oltraggi e sofferenze per il tuo Nome senza sentirsi offeso.
Sisinio potrà portare il peso della responsabilità della loro vita e missione. Egli sarà il diacono, colui che lava i piedi, colui che prepara i cuori ad essere offerti a Te, Figlio di Dio, come sacrificio gradito. Egli ha maturità e sapienza per discernere il cibo adatto a ognuno e distribuirlo a suo tempo, l'alimento della tua parola, latte e cibo solido per ogni età spirituale dei cristiani e dei neofiti.

Martirio, il «testimone», sarà lettore. Egli canterà le tue lodi, farà risuonare le parole del tuo Vangelo nelle valli di questa regione; egli, che ha imparato a maneggiare la spada, ora terrà in mano la spada dello Spirito, che è la tua Parola, mio Dio! Egli ha imparato a parlare lingue non sue mentr'era al servizio dei re, ora tradurrà le tue parole per le orecchie che non vi sono abituate.
Egli pratica il digiuno, come tu, Primogenito dei morti, hai mostrato con l'esempio prima di iniziare la tua predicazione. Col suo digiunare egli si fa segno dei beni più grandi, si fa annunciatore di te, Pane che sazia e Vino che dà gioia!

Alessandro, con la sua giovinezza e la sua gioia semplice e festosa, sarà l'ostiario: egli aprirà le porte a coloro che vogliono ascoltare la tua Parola e ricevere il tuo Pane.
La sua fede in te è forte e generosa. Egli, pronto ad aprire la porta del tuo ovile, sarà pure pronto a chiuderla perché non vi entrino né le ombre né i nomi degli idoli muti e mostruosi che soggiogano le genti di questa terra! Egli attirerà i titubanti, renderà accettevole ai giovani e ai piccoli il cammino arduo che li porterà a Te, Amico degli uomini, per formare la tua Chiesa santa!

Sono certo che tu stesso, Pescatore divino, li benedirai e renderai feconda la loro vita, perché il tuo Spirito ha profetato:

Ecco quanto è buono e quanto è soave
che i fratelli vivano insieme!
Là il Signore dona la benedizione
e la vita per sempre.

9

Ho accompagnato i tre fratelli, dono di Dio, in una delle nostre valli, la più vasta, non la più lontana, ma la più difficile da raggiungere.
Ora sono tornato, mio Signore, Via e Verità; affido a te la loro vita e la loro missione.

Essi sono tre, ma è come fossero uno solo, tanto il tuo amore li unisce. E tu li hai uniti a me, così che ho lasciato là parte di me stesso.
Viaggiammo a lungo, salendo sui monti, passando per foreste dove la strada - a tratti - sembrava scomparire nei dirupi. Ma la fatica era ripagata dalla tua gioia:

Beato chi trova in te la sua forza
e decide nel suo cuore il santo viaggio:
Cresce lungo il cammino il suo vigore!

Tu mi hai indicato per loro un luogo adatto, luogo centrale nell'ampia vallata attraversata da torrenti e burroni.
Là staziona un presidio di soldati romani: un dono di prudenza. La popolazione è già abituata a trattare con forestieri, e la stessa presenza militare potrà scoraggiare eventuali proteste e aggressioni che, per la presenza dei messaggeri della fede, potranno sorgere da parte degli adoratori di idoli.
In quella valle infatti sono molte le parvenze di religione che regnano. Vi è presente il culto di Mitra, e quello di Anubi con le sue forme di semiuomini e animali, quello di Iside, perfido come la vipera portata dal suo simulacro, quello di Serapide incitatore alla ribellione, oltre a tutte le altre divinità mute, che fanno gridare malvagità e ingiuria contro di Te, o Dio vero amante degli uomini.
Questi demoni lasciano all'uomo tutto il suo peccato e ve lo trascinano continuamente, facendolo soffrire terribili paure e angosciose solitudini.

La loro vite è dal ceppo di Sodoma, dalle piantagioni
di Gomorra.
La loro uva è velenosa, ha grappoli amari.
Tossico di serpenti è il loro vino, micidiale veleno di vipere.

Là io voglio far risuonare il tuo Nome santo, Gesù, l'unico che porta pace e salvezza. E lo proclamo con la vita dei tre figli, preziosi collaboratori che mi hai dato.
Li ho lasciati a Mecla, villaggio in posizione centrale d'Anagni. Essi mi sono stati riconoscenti: a poca distanza, lungo la strada, hanno scorto delle rocce simili a quelle in cui essi sono abituati a scavarsi le abitazioni, le chiese e i monasteri nella loro terra d'origine, la Cappadocia!
Li sentii mormorare: "Potessimo abitare qui, come il profeta Elia, come Giovanni il precursore, nascosti, come il seme che muore"!
Ho benedetto il loro desiderio, ben sapendo che Tu, Signore del cielo e della terra, procurerai loro presto una dimora in mezzo agli uomini che devono ascoltare la tua Parola!

Li ho lasciati là, ma li porto qui, nel cuore e al tuo altare.
Essi sono la mia voce in quelle sorde regioni, il tuo faro in quella tenebra, la tua sposa, la Chiesa, destinata a ingrandirsi e diffondersi, a generarti figli dal fonte vivo del battesimo, e destinata ad accendere il fuoco dell'amore.
Sì, essi sono già il germe della Chiesa, perché vivono del tuo pane e sono uniti dal tuo santo Spirito!

10

Da qualche anno i miei tre figli sono consegnati alla terra d'Anaunia. Ogni giorno ho pregato e prego per loro, ogni giorno li consegno a te, Padre, e ogni giorno ti ringrazio per il loro servizio al tuo Regno.
Oggi essi sono venuti a farmi visita: quale gioia il rivederli!
Non hanno lasciato il loro campo, ma hanno voluto venire a ricevere ancora il seme della tua Parola dalla mia bocca!
Quale consolazione mi hanno arrecato!

Essi sono consolazione per la fedeltà e la semplicità del loro amore per te; anche quanto hanno raccontato della tua opera è grande gioia: tra gli abitanti di quella regione ora c'è una piccola Chiesa! Alcuni uomini e alcune donne hanno ricevuto la luce, hanno abbandonato gli idoli vani e gioiscono della confidenza con Te, Padre, del tuo perdono, della sapienza che tu doni, dell'amore reciproco e della comunione del tuo santo Spirito. Le difficoltà e le inimicizie, che li fanno soffrire, non li scoraggiano.

Ho goduto, Principe della pace, per il racconto dei tuoi servi. Essi sono vissuti per un lungo periodo in silenzio, un silenzio operoso: la loro vita era la tua vita, e la tua vita è luce.
Pregando e amando vivevano e vivono nell'unità, per amore del tuo Nome, sapendo che dove due o tre sono riuniti nel tuo nome là sei tu! Essi sapevano che tu eri e sei nella loro unità - unità che costa abnegazione e rinuncia. Essi ti offrivano e ancora ti offrono questa croce, accompagnata dalla sobrietà in tutto, e Tu eri e sei presente e attiri a te - non a loro - i cuori di quanti sono assetati di Verità, di Luce, di Amore.
Hanno sopportato e ancora sopportano molte contrarietà e vessazioni per l'aperta ostilità con cui molti pagani li trattano.
Sono però sereni e sicuri, fondati sulle tue promesse:

Il nostro Dio è un Dio che salva;
il Signore Dio libera dalla morte.

Essi cercano sempre la pace, vincono il male con il bene, non reagiscono in maniera violenta né in opere né in parole.
Come tu hai detto, o Agnello immolato, essi non si oppongono al malvagio.
Per la forza di questa testimonianza alcuni adoratori di idoli si sono aperti alla tua pace e hanno cominciato a chiedere il tuo Nome santo e la tua Parola nutriente e la tua Lode gioiosa!
Ed essi sono divenuti annunciatori di Te, lieti e fedeli, senza smettere di vivere uniti e oranti, perché sempre consapevoli che tu sei presente là dove due o tre sono riuniti nel tuo Nome, e coscienti che senza di te non possiamo far nulla! Così il profumo della tua carità comincia a espandersi tra quelle violente e dure popolazioni!
Essi sono perseveranti, sotto la guida di Sisinio, ad annunciare la tua Parola: per primi l'ascoltano, la custodiscono e ne fanno seme di vita nei loro colloqui con chi si apre alla fede in te. In questa fede vivono ed esprimono comunione spirituale, che genera gioia e aiuto reciproco. Il tuo santo battesimo poi, con l'unzione del S. Crisma, unisce, chi vi rinasce, a te e a me, tuo apostolo, incaricato di consegnarteli come buon grano per il tuo granaio.
In questo modo essi edificano la tua Chiesa, che nutrono poi con la S. Eucarestia, nella quale si compie il tuo amore, quello che tu ci dimostri e quello che tu riversi in noi per renderci partecipi della vita divina, per inserirci nella circolazione dell'amore trino, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!

Consigliere ammirabile, tu hai benedetto la loro vita e benedici le loro parole, che risuonano come le corde d'una cetra sulla cassa di risonanza della loro vita, unita nell'obbedienza e nell'amore reciproco.
Essi portano al colmo la mia gioia perché la loro vita è un tuo prodigio più grande ancora di quei prodigi che tu compi per rispondere alla loro fede, e con i quali accompagni chi ti annuncia ai popoli.
Essi vivono uniti al loro Vescovo, perché vogliono essere solo tua Gloria: sono ben lungi infatti dal cercare la gloria degli uomini!

Lode a te, mio Dio, amante degli uomini!
Lode a te che ci fai degni di presentare - noi peccatori - la tua santità al mondo! Lode a te, che ami e salvi!

La risposta del santo vescovo Ambrogio è stata veramente tua ispirazione, tuo dono.
Tu non solo dai consigli o buone proposte, tu mandi persone! A noi hai mandato il tuo Figlio! Tuo Figlio ha inviato gli Apostoli. Gli Apostoli hanno inviato altri apostoli. E quando io non avrò altri da inviare, andrò io stesso, come mandato da te!

Questi tuoi figli, tue pecore a me affidate, con la piccola Chiesa da essi generata e riunita, hanno costruito un sacro edificio: una casa dove vivere pregando, lodando e cantando, dove vivere servendo chi ha fame e sete della tua Parola, dove accogliere chi vuol iniziare il cammino della tua conoscenza, dove essere il segno concreto della tua carità con l'amore ai poveri e agli indifesi, dove raccogliere i santi per i divini Misteri.
In quella Casa Sisinio è il diacono attento e generoso, Martirio proclama, per sé e per gli altri, la tua Parola e intona il canto della tua lode; Alessandro, vigile, apre la porta, e la porta dei cuori con la sua fede spontanea e con la sua dolcezza!

Padre, ti ringrazio e ti adoro col Figlio e con lo Spirito Santo!
Questi tre fratelli fanno risplendere il mistero della tua Tri-unità nel suo triplice amore: amore paterno, poiché amano tutti con disinteresse; amore filiale, perché si ubbidiscono reciprocamente con gioia; amore sponsale, uniti come sono in una famiglia che, nello Spirito, ti genera sempre nuovi figli!

11

Sono impegnato alla costruzione della chiesa per la comunità della città, in Trento.
I contatti con gli architetti e i vari direttori dei lavori mi occupano molto, richiedendomi continua attenzione. E' un lavoro per te, Pietra angolare, per la tua Sposa: tutto il tuo amore per lei vi deve risplendere, e tutto il suo amore per te vi dovrà risuonare!
Questo lavoro per costruire l'edificio sacro s'accompagna a quello quotidiano per edificare la tua comunità sulle solide basi della fede.
Le difficoltà sono radicate dentro i cuori degli uomini. Tra le altre riscontro questa, mio Signore Gesù: i giovani battezzati, facendosi trascinare dai propri sentimenti e passioni, talora scelgono la propria sposa tra le ragazze che non credono in te. E i genitori cristiani, influenzati dalle apparenze, badano più alla condizione sociale e alla sicurezza illusoria della ricchezza che alla santità del Matrimonio: concedono le figlie al primo che le chiede, anche se pagano. Così le membra del tuo Corpo sono date in balìa dei demoni, che, non solo le fanno soffrire, ma, impedendo la formazione di famiglie veramente e pienamente cristiane, impediscono pure il consolidarsi del tuo Gregge.

Altra difficile situazione: coloro che danno ospitalità trattano con mal garbo i loro ospiti, incapaci come sono a mostrare un volto benevolo e accogliente. Ad essi ricordo gli esempi della Sacra Scrittura, l'episodio dei figli di Beniamino, distrutti per non aver rispettato l'ospitalità a causa del loro egoismo e della loro dissolutezza.
Nonostante le incomprensioni io continuo ad annunciare il tuo Vangelo, affinché gli uomini entrino nel mistero della tua morte e resurrezione anche per questi aspetti importanti e fondamentali della vita.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.

***

Oggi un pensiero fisso mi occupa la mente e il cuore; una sofferenza continua, accompagnata dal ricordo dei tre missionari d'Anaunia e della loro Chiesa, s'insinua nella mia preghiera.
Perché, mio Signore e mio Re, questo pensiero e questa sofferenza? che essi ti abbiano tradito? No, non è possibile. Essi sono santi, hanno dato tutta la loro esistenza al tuo Regno. Essi sono umili e obbedienti, e agli umili e agli obbedienti tu fai grazia!
Che si trovino in difficoltà? Che il tuo Nome - odiato dal Maligno - sia occasione per loro di sofferenza e di persecuzione? Tu l'hai detto, Gesù: il mondo vi odia!
Perché sono turbato tutto il giorno da questi pensieri?

Perché le genti congiurano,
perché invano cospirano i popoli?

Voglio andare a vedere. Voglio visitare questi tuoi figli, miei fratelli, mia mano e mia voce.
Se tu li avessi resi degni del martirio, oh come li invidio! Li hai preferiti a me: ne sono ben degni!

Lascerò la costruzione, e m'avvierò con un diacono, semmai abbiano bisogno del mio aiuto. Che dico? del tuo aiuto, che Tu dai servendoti di me. E se c'è pericolo, che sia il pastore per primo ad essere affrontato dal lupo, perché siano salve le pecore. Prendi me, tu che dai le vesti bianche, se mi ritieni degno del tuo Regno, e lascia qui ancora a servirti i tre che sono divenuti uno in te e sono luce e sale in quella terra ancora tenebrosa.
Possa la mia vita darti lode!

12

Ti ringrazio, o Cristo Gesù, della pace che mi doni.
Sono tornato con i Tre. Essi ti sono stati fedeli fino alla fine: hanno terminato la corsa, hanno conservato la fede, dopo averla trasmessa ad un popolo che la farà fruttificare. Essi sono il seme caduto nella terra, seme che muore e dà molto frutto.

Quando stavamo per arrivare a Mecla, sentimmo nell'aria un silenzio particolare, e un acre odore di fumo, come di casa bruciata.
La chiesetta dei cristiani, con l'annessa abitazione dei missionari, era devastata. Il tetto non c'era più. Esso non era crollato, semplicemente non c'era.
Qualcuno, là attorno, piangeva.
Un uomo s'è accorto del nostro arrivo e del nostro stupore, e, in triste silenzio, ci ha accompagnati lungo un sentiero che scende nella campagna. L'odore di fumo si faceva sempre più intenso; vedemmo allora ergersi - annerita dal fuoco - la statua di un dio. Capii.
Ci inginocchiammo davanti ad un mucchio di ceneri fumanti, pregando. Neri carboni e ossa bianche stavano là, insieme, come voci confuse che a un tempo lodavano e accusavano: canto di lode per i tuoi fedeli, per i pagani grida di accusa.

Con le lacrime agli occhi pregammo a lungo silenziosamente, finché non entrò in me la tua pace e la tua luce, Sacerdote eterno, vita dei Santi:
Chi rimane in me porta molto frutto.
Il sangue dei martiri, seme di nuovi cristiani!

E' preziosa agli occhi del Signore
la morte dei suoi fedeli.

Cominciò a sgorgare sulle mie labbra la lode per la grande messe che già vedevo biondeggiare in tutta quella grande vallata sprofondata fra le montagne, e oltre, oltre quei monti in altre vallate.
Quale messe... quale raccolto per te!

Un popolo nuovo darà lode al Signore!

La gioia cominciò a trasparire dai miei occhi, e allora quei cristiani, che s'erano fatti attorno a noi, cominciarono a raccontare.

Mentre delicatamente raccoglievo quelle ceneri e quelle ossa, da cui s'innalzavano ancora lievi volute, come d'incenso a Te gradito, e le riponevo in un lino candido, ascoltavo, come s'ascolta la tua Parola, mio Dio.

13

La popolazione stava preparando la grande festa di primavera: processione attorno ai campi, sacrificio all'idolo, orge e danze.
Ogni anno una famiglia deve offrire l'animale per il sacrificio e dare l'avvio alla festa innalzando l'apposito vessillo.
Questa volta sarebbe stata di turno una famiglia che da poco tempo era divenuta cristiana ed era stata lavata dal lavacro battesimale.
Dare o rifiutare l'animale? Darlo significa annunciare che Saturno è vivo, che quella superstizione è importante. Rifiutarlo significa attirare su di sé l'ira e l'odio di tutto il villaggio.
Viene interpellato Sisinio. Egli accompagna la sua risposta con la preghiera fervente di tutt'e Tre. Non c'è dubbio, non tradiamo Gesù, il Signore, non lo rinneghiamo. Siamo pronti a donare ai poveri anche più di un animale, ma non vogliamo distogliere lo sguardo dall'unico Salvatore nostro per continuare l'inganno diabolico! E' lui che ci ha salvati con l'unico e perfetto sacrificio, ed Egli è vivo, risorto, in mezzo a noi. Altro dio non c'è all'infuori del vero Dio, uno e trino!

Gli organizzatori della festa non ragionano. Con loro non si può parlare. La festa si deve fare, la festa è di tutto il paese, tutti devono partecipare: perché alcuni si rifiutano? La colpa è dei tre venuti dall'Oriente.

Sull'imbrunire - è il giovedì ventotto maggio - alcuni entrano con forza nell'abitazione dove si raduna la piccola Chiesa; con una tromba e con una scure colpiscono gravemente il già anziano Sisinio. Quindi si allontanano.
Hanno forse paura dei soldati? Questi devono garantire la libertà di culto! I cristiani non possono essere perseguitati. Persino l'imperatore è cristiano!

La notte trascorre silenziosa, come una grande veglia per Martirio e Alessandro, che con i loro poveri mezzi cercano di dissetare Sisinio e di alleviargli le sofferenze.
Nonostante tutto, fedeli al proprio compito, anche all'alba del venerdì ventinove maggio, con alcuni dei nuovi cristiani, essi cantano le lodi del Signore:

O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco,
di te ha sete l'anima mia,
a te anela la mia carne!
Poiché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode!

E' venerdì, giorno propizio ai martiri!

14

Al risuonare dei canti di lode e di supplica fa eco uno strano e sinistro clamore. Ritornano, più numerosi della sera precedente. Sono armati di accette, di pali appuntiti e di altri strumenti di morte. Colpiscono ancora Sisinio, facendo strazio del suo corpo. Così egli, il primo, per primo offre la vita.

Martirio riesce a rifugiarsi in un giardino attiguo alla casa, ma la donna, cui esso appartiene, lo addita a quei furibondi che lo stanno cercando. Essi lo colpiscono, lo riportano in casa e lo trafiggono con i pali che hanno portato con sé.
La chiesetta viene profanata e scoperchiata; vengono profanati persino i divini Misteri.
Alcuni si occupano di trascinare le tavole del tetto e le travi fin giù, fin qui, davanti a quest'idolo.

Viene preso anche il più giovane, Alessandro, e legato per i piedi insieme ai corpi di Sisinio e di Martirio. Col giaciglio sono poi trascinati fino al rogo, che nel frattempo è stato accatastato e acceso.
Al collo di Sisinio viene appeso, in segno di derisione, un campanello, di quelli che si mettono al collo degli animali al pascolo.
Martirio, come secondo, muore nel tragitto, mentre Alessandro, perdendo brandelli di carne sulle pietre scheggiate della strada, vi giunge ancora vivo.
Si fa in fretta: Saturno sarà contento, se al posto di una vittima gliene sono sacrificate tre!
Sisinio e Martirio, già compiuta la loro offerta a te, Dio vivente, vengono subito gettati tra le fiamme.
Ad Alessandro si chiede: "Rinunci al tuo Dio?"
Quei barbari si comportano come i prefetti romani dei tempi passati: «Se bestemmi il tuo Dio avrai salva la vita!»

«Perché bestemmiare colui che mi ha amato, che mi ha salvato e mi ha dato vita eterna? Chi vuol salvare la propria vita la perderà.

Aspetto da te la salvezza, Signore,
e obbedisco ai tuoi comandi.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Io so che Egli ama anche voi!»

E Alessandro, gettato vivo tra le fiamme, come già il beato Policarpo nella sua terra, consegna lo spirito e il corpo in soave odore per la tua gloria, mio Dio!

Le fiamme non hanno ancora finito il loro compito che la natura si ribella. Sì, il creato non può assistere in silenzio all'oltraggio che si fa al suo Creatore!

Così ripaghi il Signore, o popolo stolto e insipiente?
Non è lui il padre che ti ha creato,
che ti ha fatto e ti ha costituito?

Viene notte prima di mezzogiorno. Il cielo si copre di nubi così nere e dense che tutti fuggono. Lampi radenti il suolo, tuoni terrificanti e un acquazzone forte e impetuoso da far tremare la terra precedono il tingersi di rosso spaventoso dell'orizzonte.

***

Di quando in quando il racconto era interrotto da grida minacciose e da azioni di evidente ostilità con cui i pagani avrebbero voluto impedire la nostra venerazione. Ero fiducioso e sereno, perché tu ascolti la preghiera:

Custodiscimi come pupilla degli occhi,
proteggimi all'ombra delle tue ali,
di fronte agli empi che mi opprimono,
ai nemici che mi accerchiano.

Noi rimanemmo quieti e benevoli, senza rispondere al male col male.
Terminato il racconto, continuammo il silenzio, adorando il mistero dell'incommensurabile tuo amore, o Dio, nascosto in quel sacrificio mirabile.
Con le tue parole consolavo e rafforzavo la fede dei cristiani trepidanti:

Perché ti rattristi, anima mia,
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio!

Ci si avvicinarono poi alcuni soldati. Con aria soddisfatta volevano assicurarmi che i responsabili erano stati arrestati e che saranno consegnati alla giustizia dell'imperatore.

15

Io, vescovo della tua santa Chiesa, Signore Gesù Cristo, voglio che si compia la giustizia del tuo Regno.
Andrò dal sovrano e otterrò che i colpevoli non vengano giustiziati.
Verrò da Te, e otterrò che essi si convertano, che accolgano quella fede e quell'amore per Te che i Tre miei Figli hanno vissuto e testimoniato: così i peccatori vivranno e saranno «giustificati»!
Io otterrò la «giustizia» dei Tre Testimoni. La loro giustizia è che tutta questa regione si converta e viva, che tutti possano ricordare i propri peccati cantando di gioia per il perdono ricevuto, che tutti possano lodarti a una sola voce e dire:

Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.
Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

I nomi dei tre Martiri devono restare in benedizione anche per coloro che, accecati da credenze false e dalla sete delle orge, li hanno sacrificati alla loro festa!

Essi si accorgeranno che la fede di Alessandro è meravigliosa e forte, come quella di Abramo, che aprì la porta ad accogliere la visita di Dio sulla terra e credette che Egli può risuscitare i morti!
Essi impareranno a cantare le tue lodi, o Dio, e godranno di associare al nome di Martirio il ricordo di Davide, il santo cantore della tua misericordia!
E, godendo dell'intercessione di tutti e Tre, imiteranno il servizio umile, caritatevole e generoso del diacono Sisinio e ne invocheranno ancora la fede e l'amore come rimedio ai loro mali, a quel male soprattutto che viene dal Maligno!

Deve cadere davanti al tuo Nome, Amen di Dio, anche l'idolo della vendetta, che è dentro i racconti menzogneri delle mitologie pagane e sostiene il dilagare dell'odio e della violenza, strumenti del Maligno. Quando gli uccisori, attraverso il perdono mio e della tua Chiesa, conosceranno il nome del Padre, che tu ci illumini e ci fai amare, s'accorgeranno che Egli è il Dio vivo e vero, l'unico al di sopra di tutti gli dei, l'unico che ama gli uomini peccatori: e ascolteranno te, l'Inviato santo e buono!

Li fece uscire dalle tenebre e dall'ombra di morte:
mandò la sua parola e li fece guarire!

16

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio!
Queste tue parole, Signore che possiedi i sette spiriti di Dio, mi sembrano illustrare la strada e la meta dei tre Testimoni. Essi hanno portato la tua pace al popolo lontano da te. Hanno distrutto, col loro operare e col loro offrirsi, il muro che lo separava da te e hanno portato ad esso perfetto il mistero della tua Morte e Risurrezione. Essi sono veramente tuoi figli!

Ripenso a tutte le tue opere,
medito sui tuoi prodigi.

Man mano che i giorni passano il mio spirito è sempre più illuminato dal fulgore del mistero che s'è compiuto nella loro morte gloriosa. Essa non mi è motivo di pianto, perché la tua gloria vi risplende, o Dio uno e Trino. Essi si sono offerti con un unico atto di fede: il mistero della tua vita, nascosta ai nostri occhi, si è fatta visibile, s'è fatta presente nel loro numero. E la tua pace raggiunge la nostra terra per opera loro, perché si sono innestati perfettamente nell'unica vera Pasqua.

Ho imparato dai tuoi santi e dalla tua Parola, o mio Creatore, che nella nostra dimora, nel mondo da te plasmato, nulla avviene a caso. Tutto è tuo messaggio, tutto è ricettacolo del tuo amore e della tua gloria.
Tu fai dei venti i tuoi messaggeri e delle fiamme guizzanti i tuoi ministri; tu doni al tuo popolo, per l'incontro con te, giorni stabiliti, tu parli dal tuono, tu comandi alla colomba di portare l'olivo a Noè e al pesce di custodire la moneta d'argento per Simon Pietro; tu poni l'asinello sul cammino di Gesù perché egli possa rivelare la propria messianicità e farsi conoscere come re mite e umile dei tuoi fedeli.
In tutto ciò che è avvenuto in terra d'Anaunia tu hai deposto la parola che vuoi far giungere a noi perché ti conosciamo, ti amiamo e ti adoriamo nel mistero del tuo Figlio incarnato, mistero che è ormai dentro la nostra vita.

Fu venerdì il giorno dell'offerta dei tre Martiri: essi si sono uniti a te, Sommo Sacerdote, nel giorno in cui tu ci hai salvati, giorno in cui la tua Chiesa fa memoria del tuo essere innalzato. Tu dall'alto della tua croce attiri tutti a te.
E' profezia il giorno: il tuo e il loro sacrificio sono un unico dono, un' unica obbedienza gradita al Padre: i pagani, che udranno i fatti, saranno attirati a volgere lo sguardo a te, e i tre martiri continueranno a testimoniare e a donare la tua salvezza!
Pure l'ora in cui furono catturati e messi a morte, «al sorger della luce», fa parte del mistero: a quell'ora tu sei stato consegnato a Pilato e a quell'ora tu sei risorto. Non a caso i tuoi Martiri a quell'ora compirono la lode con l'offerta della propria vita: il loro unirsi a te ha fatto sorger la luce della vera fede in questa tenebrosa regione.

Sono rivelazione pure la tromba e la scure con cui fu colpito Sisinio e il campanello che gli è stato appeso al collo, come furono segno per te, o Crocefisso, il manto di porpora, la corona di spine e la scritta di Pilato.
La tromba pagana, divenendo strumento di morte, suona ai quattro venti che la religione, che essa serve, non può che togliere la vita, non è che onore dato all'omicida, al Menzognero.
Sisinio invece, con la sua opera evangelizzatrice, ha tenuto lontano da quel popolo senza frutto la scure che abbatte gli alberi inutili.
Il campanello poi, ultimo insulto al banditore della fede in te, indica a tutti chi è il buon pastore di quelli che sono ancora come animali bruti! E in verità Sisinio fece risuonare per primo la tua Parola che chiama all'ovile vero, o vero Pastore di tutti!

Il nascondersi di Martirio non è da osservare come viltà, o come fuga paurosa del pastore di fronte al lupo. Egli non fu mercenario. Egli, quale vero discepolo, non volle presumere di se stesso offrendosi spontaneamente. Quest'atto di umiltà gli diede forza per non rifiutare la croce che era pronta per lui.
L'orto infatti, in cui egli si rifugiò, è la tua Chiesa, che, come Madre, accoglie e protegge tra rose purpuree e candidi gigli i suoi nati. Il Martire, membro eletto della Chiesa, irrigava col suo sangue tutte le piante perché potessero ricevere la vita nel tuo santo battesimo.
Egli sapeva che il tuo discepolo non vive per se stesso e non muore per se stesso: perciò egli non decise la propria morte, e con fede intrepida e riconoscente non la rifiutò. Il frutto è grande nel giardino, che ora continua a germogliare nuovi battezzati, la tua Chiesa!
La giovane donna, che volle che il tuo servo fosse afferrato nel giardino, non è forse la Chiesa che vuole trattenere Te, Gesù, suo amato?
E poi Martirio, dal giardino - dove come te è stato catturato - passò a quel Giardino dove tu ci attendi tutti per la festa dei redenti e il canto dell'alleluia!

Benedetto tra i figli è Alessandro: rimasto solo, lui, il più giovane e amante della vita, è ammirabile nelle sofferenze più prolungate che ha sopportate - come te, o Agnello,- da solo; rimase solo a confessare con la propria voce il tuo nome davanti alle fiamme che già innalzavano i suoi fratelli come buon odore di Cristo.
Con la sua fede, fuoco acceso nel suo petto dal Salvatore, vinse la paura del fuoco, che avrebbe voluto respingerlo nel mondo dei tuoi nemici.

Quando egli, come ultimo, ancor vivo, fu gettato nelle fiamme, è stata riscritta la pagina della Scrittura Santa dei tre fanciulli, Sadrach, Mesach e Abdenego, (le iniziali dei loro nomi corrispondono a quelle dei miei figli): essi nel fuoco della fornace cantavano al Padre il grazie di tutto il creato e dicevano:

Potessimo essere accolti con il cuore contrito
come olocausti di montoni e di tori!
Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te
e ti sia gradito.

Nabucodonosor li vide accompagnati e protetti da un quarto personaggio, simile nell'aspetto a un figlio di dei. Sisinio, Martirio e Alessandro, trafitti e uccisi, ardenti nelle fiamme, erano uniti a te, o unico Figlio di Dio!
Attraverso il loro sacrificio il mistero della tua Morte e Resurrezione è entrato nella nostra storia.

Signore Gesù Cristo, tu

sei salito in alto conducendo prigionieri,
hai ricevuto uomini in tributo:
anche i ribelli abiteranno presso il Signore Dio.

Nella persona dei tre testimoni sei tu, mio Redentore, che hai perpetuato la tua ascesa, e hai salvato e salverai i ribelli portandoli al Padre.

Ora la tua Chiesa in questa regione è veramente fondata su pietre vive e piantata con radici sicure. Nulla più la smuoverà, nessuna Potenza ostile la strapperà, perché anche qui la tua Pasqua è stata vissuta nelle membra del tuo Corpo.

***

Là, sul luogo del sacrificio, che non è stato offerto né ai demoni né a Saturno, ma a te, Dio uno e Trino, farò sorgere un edificio a lode della tua santità che tu partecipi agli uomini, un edificio per celebrarvi il mistero della Morte e Risurrezione del Figlio, là dove esso concretamente ha toccato e coinvolto la nostra vita, là dove è apparso il tuo Regno.
Quel luogo è la sorgente dove io stesso, e molti dopo di me, si recheranno per bere il Sangue e l'Acqua che lava, nutre e ristora, che salva e dà vita!

17

L'amore per te, Signore Gesù, Testimone del Padre, mi ha sollecitato ad inviare due lettere:
la prima al Vescovo succeduto ad Ambrogio: questi ha potuto accogliere in cielo i nostri Testimoni e gioire con loro: due mesi prima tu l'hai ricevuto nella celeste Gerusalemme. La sua Chiesa terrena deve conoscere e ricevere vita dalla testimonianza resa dai Tre, che per un periodo sono stati suoi figli.
Con questa lettera al vescovo Sempliciano ho mandato pure una parte delle ossa raccolte: preziose reliquie, memoria dell'amore che dà la vita.

Ho consegnato la seconda lettera all'insigne Giacomo, che ha lasciato la sua nobile e impegnativa carica di conte per servire te, Signore, ed ora è in procinto di partire per la lontana Chiesa d'Oriente, Costantinopoli. Là ama e soffre il vescovo Giovanni, che annuncia la tua Parola, con «bocca d'oro», Crisostomo! Anch'egli deve conoscere e dire ai suoi cristiani quali gloriosi patroni essi hanno in cielo!

Ho scritto loro narrando i fatti e lodando te, mio Signore e Dio, che voglio servire per meritare io pure la corona del martirio per te!

Ai santi della mia Chiesa lascio le preziose ceneri riposte nel nuovo sacro Edificio eretto a Trento, nel cuore della Diocesi, perché essa ricordi sempre su quali fondamenta è costruita, con quali pietre vive e preziose è stata edificata, da quale generoso sangue è irrigata.
Al mio Ovile lascio pure il dono e il compito dello sviluppo della fede e della tua carità, Signore Gesù, Pietra angolare. Queste si sono incrementate col sacrificio dei Tre Testimoni, grano caduto a terra che porta molto frutto, e col perdono dato ai loro uccisori.

Quando questa mia Chiesa di Trento, tua Sposa, sarà salda e prospererà, non potrà dimenticare la Chiesa di Milano, né quella d'Oriente: all'una e all'altra potrà restituire - per grazia tua, mio Salvatore, - la testimonianza della fede santissima che ha ricevuto gratuitamente dalla preghiera silenziosa, dall'annuncio sicuro e gioioso del tuo Nome, dal canto, dalla testimonianza di carità e dal sacrificio dei tre Martiri Santi.
Essi stanno davanti al tuo trono, o Agnello immolato, vestiti di vesti candide con le palme nelle mani, e cantano:

Alleluia!
A colui che siede sul trono e all'Agnello
lode, onore, gloria e potenza
nei secoli dei secoli! Amen.


OGGI,
1600 ANNI DOPO

Gli «Appunti» sono terminati.
Segue ora una parola riguardo al desiderio che il santo vescovo Vigilio ha espresso concludendo la sua ultima riflessione.

***

* Da secoli la Chiesa di Trento invia suoi figli e sue figlie come annunciatori della Parola del Dio vivente e del suo Amore in tutte le direzioni, a tutte le genti! La fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, e la speranza seminate da Vigilio e dai Tre suoi figli dà frutto per la gioia e la salvezza dei popoli! Alleluia!

* Con lo stesso spirito missionario la Chiesa Tridentina ha offerto alla Chiesa di Milano, per qualche anno, tre sacerdoti. Ha risposto in questo modo all'indicazione del suo Fondatore! E vi risponde ancora: ci sono cristiani trentini che, pur senza mandato ufficiale, vivono nella diocesi di Milano, testimoniando il Signore Gesù. Sono laici e religiosi, che, forse senza nemmeno saperlo, donano alla Chiesa di Ambrogio una piccola restituzione di quanto egli ha dato alla Chiesa di Vigilio.

* E la Chiesa di Cappadocia? Oggi questa regione fa parte della Repubblica Turca: questo stato, esteso due volte e mezzo l'Italia, conta circa sessanta milioni di abitanti, quasi tutti musulmani.
Pochi sono i cristiani presenti in Turchia, e gran parte di essi sono discendenti di europei (sono chiamati 'levantini') e parlano lingue europee. Inoltre essi sono divisi tra varie Confessioni Cristiane (Cattolica, Ortodossa, Armena, Siriaca, Caldea, Anglicana, Protestante...).

Il Nunzio Apostolico ad Ankara cerca di mantenere buoni i rapporti diplomatici della Sede di Pietro con le autorità civili. Un Arcivescovo cattolico (a Izmir - l'antica Smirne) e un Amministratore Apostolico (a Istanbul) provvedono al servizio della fede dei cattolici con pochi sacerdoti stranieri. Un altro Amministratore Apostolico, nominato nel 1993 per l'Anatolia, cui appartiene anche la Cappadocia, provvede alle poche migliaia di cristiani presenti nel sud-est del paese. Vi sono inoltre alcune centinaia di migliaia di 'Criptocristiani': cristiani che tengono nascosta la propria fede per paura, per poter lavorare, per non aver persecuzione o discriminazioni.
È difficile infatti vivere tra i musulmani se si è di fede diversa. Fa pensare il fatto che all'inizio del secolo XX° i cristiani in Turchia fossero il 32% della popolazione e che oggi essi siano meno dello 0,1%! Dieci anni fa circa, al quartiere del Fanar, in Istanbul, vivevano circa centomila Cristiani ortodossi: oggi meno di quattromila. Sono emigrati: se non sei musulmano non trovi lavoro.

Il popolo turco è un popolo ospitale, cordiale e generoso. Purtroppo però lo spirito di superiorità e lo spirito settario, che l'Islam più fanatico diffonde, lo sta rendendo per qualche aspetto un popolo difficile.
La speranza dei cristiani è riposta in Dio Padre, che certamente sa trarre anche da questo popolo frutti di santità: a migliaia fedeli musulmani salgono quotidianamente al piccolo santuario, chiamato «Casa della Mamma Maria», situato sul monte che sovrasta le antiche rovine di Efeso. (Esso fa memoria di una tardiva tradizione che pone ivi un nascondiglio dell'apostolo Giovanni con Maria durante una persecuzione.)
La Madre di Gesù e dei cristiani non può che ispirare pensieri e sentimenti di amore e comprensione.
La Cappadocia, terra dei nostri Testimoni, è una regione distesa sull'altopiano centrale. E' sempre più frequentata da turisti, attratti dalle tipiche scene rupestri dei camini di fata, dalle impressionanti città sotterranee e dalle meravigliose chiese, monasteri e villaggi scavati nelle rocce.
Di cristiani però non ce ne sono.

Il turismo ha permesso che una delle chiesette rupestri, spoglia e isolata, a venti minuti a piedi dal villaggio di Avanos, fosse aperta al culto nel 1992. E' curata con amore, in accordo con le autorità locali, da un sacerdote italiano che vive nella capitale, a varie ore di automobile. I turisti e i pellegrini cristiani, se lo chiedono, vi possono accedere per pregare e celebrare l'Eucarestia.

***

La fede della Chiesa di Trento riuscirà a «inviare» qualcuno che faccia risuonare anche in quella terra la lode al Padre e il Nome di Gesù e il gemito dello Spirito che i Santi Martiri Sisinio Martirio e Alessandro fanno risuonare ancora nei nostri cuori?
Ci sarà ringraziamento per il dono ricevuto da quelle terre??
Il desiderio del santo Vescovo Vigilio si compirà?
Potrà elevarsi ancora da quei luoghi benedetti e a noi cari l'ALLELUIA festoso della Chiesa?

Nel 1995 l'Arcivescovo di Trento ha dato benedizione ad una piccola comunità della nostra diocesi perché invii due sorelle ad essere un piccolo seme, una fiammella del fuoco cristiano nella terra cui siamo debitori del primo annuncio della nostra fede. E simile benedizione è stata data nel 1996 ad altra comunità perché mandi due fratelli in Cappadocia. Essi con la vita e la preghiera rendono presente Gesù là, donde i nostri Missionari hanno lasciato tutto per amore suo e sono giunti a noi.

L'Arcivescovo di Trento, Giovanni M. Sartori, il 26 giugno 1995, solennità di S.Vigilio, in Cattedrale disse:

"E' con gioia che ho favorito quest'anno l'invio di una piccola comunità contemplativa di due sorelle laiche della nostra Diocesi a Konya (l'antica Iconio) e prossimamente di un'altra nell'Anatolia (che comprende il territorio dell'antica Cappadocia) per ravvivare quel legame storico che risale alle origini della nostra chiesa. Sono grato alle comunità di Tavodo e di San Valentino di Ala per averci dato la possibilità di offrire anche in questo modo una testimonianza viva della nostra riconoscenza, unita alla volontà di accentuare in futuro il nostro impegno di dialogo e di comunione con la chiesa ortodossa."

***

Padre santo,
il tuo Figlio Gesù Cristo ti ha chiesto, per i suoi discepoli, il dono dell'unità perfetta:
tu ascolti la sua preghiera, alla quale noi, suo Corpo, partecipiamo:
per intercessione dei Santi Martiri Sisinio Martirio e Alessandro
concedi alle Chiese d'Oriente e d'Occidente, - della cui unità essi furono testimoni e servitori -, di crescere nella santità e nell'amore reciproco.
Per Gesù Cristo nostro Signore. AMEN.

***

BENEDIZIONE DI S. VIGILIO (da un antico manoscritto)

Il Signore Gesù Cristo diriga i tuoi passi nella via della pace,
ti custodisca come la pupilla del suo occhio,
ti accompagni con la sua grazia e la sua misericordia;
ti confermi e ti corrobori in ogni opera buona,
nella giustizia e nella vera santità.
Ti benedica Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen