serie 5. parte 4

Vangelo secondo Marco: capitolo 11,12-26

Testo del Vangelo
(trad. CEI 1977)

Lectio

12 La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame.
13 Avendo visto di lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. 14 Rivolto all'albero, disse: "Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!". E i suoi discepoli l'udirono.

15 Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe
16 e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio.
17 E insegnava loro dicendo: "Non sta forse scritto:
"La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni"?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri!".
18 Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento.
19 Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.

20 La mattina seguente, passando, videro l'albero di fichi seccato fin dalle radici. 21 Pietro si ricordò e gli disse: "Maestro, guarda: l'albero di fichi che hai maledetto è seccato". 22 Rispose loro Gesù: "Abbiate fede in Dio! 23 In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: "Lèvati e gèttati nel mare", senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. 24 Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. 25 Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe". [26].

Hai trascorso la notte a Betania, Signore Gesù. Quel villaggio è per te e per i tuoi discepoli un luogo accogliente, un luogo che ti permette di andare ogni giorno al tempio, la casa del Padre tuo. Lungo il cammino ti coglie la fame, come altre volte ti ha colto la sete. Perché ti rivolgi ad una pianta di fichi in questa stagione in cui sai che queste piante non danno frutti? Certamente tu vuoi che vedano e odano i tuoi discepoli. Ad essi devi dare un insegnamento perché comprendano quello che farai a Gerusalemme. Tu agisci come i profeti, che parlarono con gesti strani per attirare l'attenzione, soprattutto quando dovevano rimproverare il popolo o i suoi capi per i comportamenti disobbedienti o idolatri. Geremia aveva spezzato il vaso (19,1-10s) così da non poterlo più aggiustare, per avvisare gli anziani e i sacerdoti della gravità delle idolatrie commesse. Ezechiele era uscito da una breccia praticata nelle mura per mostrare al popolo la sorte cui sarebbe andato incontro, esilio e deportazione (12,1-11). Tu ora parli ad un fico carico di foglie e lo condanni a non portare più frutti in eterno, ad essere albero inutile. Che cosa volevi annunciare ai tuoi discepoli attenti? Avevi un rimprovero per loro? Il fico, come la vite, è simbolo del popolo d'Israele, anzi, delle persone più in vista in mezzo al popolo, come l'albero si alza imponente su tutte le viti nella vigna.
Sono i capi d'Israele: tu li vedi ormai inutili, e lo saranno per sempre, perché non sanno e non vogliono che il tempio di Dio sia il luogo dove tutti, anche i pagani, possano incontrare il Padre. Tu l'avevi già visto con lo sguardo con cui avevi esaminato tutta la situazione al tuo primo arrivo nel tempio. I tuoi discepoli sono così aiutati a comprendere ciò che farai nel luogo sacro.
Anche oggi tu sei colui che viene, e vieni a Gerusalemme ed entri nel tempio. Qui lo spazio più ampio è quello riservato ai pagani, i "gentili", perché anch'essi conoscano il Dio dell'alleanza, imparino ad avvicinarsi a lui, ad amarlo, a conoscere la sua legge e la sua volontà, ad attendere il suo Inviato promesso. Tu sai che già i profeti avevano riservato il cortile dei "gentili" alla preghiera di tutte le nazioni (Is 56,7). Tu sai che anche Neemia aveva fatto gettar fuori oggetti che non erano destinati al culto (13,7-9), e perciò, a maggior ragione tu puoi agire, per liberare lo spazio della preghiera, l'unico in cui anche i pagani possono incontrare la misericordia di Dio, da tutto ciò che ne fa invece un mercato, luogo non esente quindi nemmeno dagli inganni e dalle menzogne di cui il commercio abitualmente si serve: covo di ladri!
Tu agisci con sicurezza, perché anche Geremia ti autorizza quando dice: "Forse per voi è un covo di ladri questo tempio sul quale è invocato il mio nome?"; "vi scaccerò dalla mia presenza" (7,9-12.15). Tu scacci chi vende, e anche chi compra. Non è questo il luogo per tali azioni che danno spazio allo spirito del guadagno e dell'egoismo nel luogo dell'amore, allo sfruttamento dei poveri, al trambusto e a riempire l'aria di numeri e di menzogna anziché della lode di Dio. Anche i cambiamonete si sono piazzati là, cosicché il denaro, proibito nel tempio perché portatore di immagine idolatra, vi regna sovrano. Il cortile destinato alla preghiera dei "Gentili" serviva persino da scorciatoia a chi doveva attraversare la città: era diventato una strada qualunque. Tu accompagni i tuoi gesti decisi con l'insegnamento del profeta, insegnamento che avvalora la tua decisione: "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni". Israele dev'essere il popolo che attira tutti i popoli ad invocare il nome del Dio vero, l'unico. Ma se si comporta così, se impedisce ai pagani di pregare l'unico Dio, non realizza il suo scopo e diventa davvero inutile, come la pianta di fichi senza frutti. Il popolo d'Israele, per portare questo frutto non ha stagioni. Ogni momento è tempo adatto ad avvicinare gli uomini a Dio.
Coloro che hanno autorità, che avrebbero dovuto essi stessi fare ciò che tu hai fatto, non sono d'accordo, anzi, decidono la tua morte, come già i farisei e gli erodiani a Cafarnao (3,5). Sono trattenuti dal realizzare la loro decisione solo perché hanno paura del popolo che ti ammira. Tu però, anche questa volta ti allontani da quella città che per te è diventata prigione e trappola.
Ritorni di nuovo sulla stessa strada, e i discepoli vedono ancora l'albero di fichi. Ora è anche senza foglie, ha perso la sua bellezza e maestà, tutta la sua forza di attrazione. È Pietro che ricorda le tue parole e nota che si sono già pienamente avverate. La tua risposta è misteriosa: tu dimentichi l'albero e la tua profezia, ma istruisci i discepoli come se già il tempio non servisse più. Davvero esso non serve più, perché in esso non si coltiva la fede e in esso non si raccoglie il frutto dolce della preghiera.
Ora la fede dev'essere nel cuore di ciascuno dei tuoi discepoli, una fede salda, più salda del monte su cui stanno camminando. Da quella fede crescerà come frutto la preghiera, una preghiera che nutre la vita con le opere che essa ottiene da Dio. E la preghiera dev'essere preghiera da figli che sanno d'avere lo stesso Padre e perciò si perdonano continuamente. Nessuno sarà capace di vivere senza colpa e senza peccato, ma tutti saranno in grado di perdonare. Così la loro unità di figli sarà il tempio vero dove tutti potranno incontrare e gustare l'amore del Padre, tutti, a cominciare da essi stessi, i tuoi discepoli.

 

 

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