Cercati un uomo di fiducia   

 

“Cercati, o figlio, un uomo di fiducia
che ti faccia da guida!” (Tb 5,3)
 

 

 

Ho preso dalla bocca di Tobi il titolo per queste pagine sulla paternità-figliolanza spirituale. Suo figlio Tobia doveva intraprendere un viaggio lungo e pericoloso, ma non aveva esperienza e non conosceva le strade. Le parole del padre di Tobia ben si adattano al nostro scopo. La nostra vita cristiana infatti è una via, un pellegrinaggio, un cammino che ci deve portare “sani” al nostro Padre che è nei cieli! La via è senz’altro Gesù, e noi, facilmente distratti o ingannati dalle parole e dalle situazioni più disparate o sedotti da creature affascinanti, abbiamo bisogno di una guida sicura. Siamo talora come ciechi, o perlomeno disorientati, e abbiamo bisogno che qualcuno ci tenga per mano, ci ricordi le parole del Signore, ci aiuti, con lo sguardo fisso su di lui, a correre verso la meta! E anche qualora avessimo imparato la strada e fossimo capaci di percorrerla speditamente tanto da poter essere guida per altri, è certamente più agevole, gioioso e sicuro percorrerla in compagnia per una maggior pace interiore e serenità spirituale. 

«Figlio, prepara quanto occorre per il viaggio e parti con questo tuo fratello.

Dio, che è nei cieli, vi conservi sani fin là e vi restituisca a me sani e salvi;

il suo angelo vi accompagni con la sua protezione, o figliuolo!». (Tb 5, 17)

 

don Vigilio Covi

Mi chiamano padre!

 

Ogni tanto qualcuno mi chiede: «Chi è il padre spirituale?» o «Posso chiederti di diventare mio padre spirituale?».

Queste domande mi fanno ricordare la parola di Gesù: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt'e due in una buca?» (Lc 6, 39). L’unico non cieco è proprio lui, Gesù Cristo! Il cieco che intende farsi guidare sulla via che porta al Padre deve farsi tenere saldamente per mano dal Signore, o da chi è ben preparato alla sua scuola. Chi viene richiesto di essere guida cercherà di conformarsi all’immagine di Gesù, di farsi guidare dal suo Spirito, di riflettere la sua luce, di assimilare la sua parola, per non trascinare nessuno “nella buca”!

Talora nella persona che chiede di essere “figlio” percepisco la volontà di crescere nella vita di fede, di offrire la propria vita a Dio e di essere guidato e orientato in tale offerta per non sbagliare, per non prendere per ispirazioni divine dei pensieri che potrebbero essere solo illusioni. Altre volte noto pure il desiderio profondo di non essere solo nel cammino spirituale, di godere una comunione santa con qualcuno che vive nella fede, perché la vita di unione con Dio Trinità sollecita l’esperienza dell’unità vissuta concretamente con qualche fratello!

Altre volte invece in queste domande percepisco un addensarsi di esigenze, di attese, e talora pure pretese, cui un vero fratello non potrebbe acconsentire per non diventare uno che domina… o addirittura che plagia!

Chi è allora il «padre spirituale»?

Riuscirò a rispondere a questa domanda che io stesso voglio pormi?

 

Due incontri

 

Il giorno di Pentecoste vidi Fabio in compagnia di alcuni amici. Mentre mi avvicinavo per salutarlo egli mi indicò loro: “Vi presento il mio padre spirituale”! Rimasi sorpreso per il coraggio di Fabio nell’usare questo titolo con quei giovani, suoi amici, ma ancor più perché io non avevo mai usato quel termine parlando con lui. Che cos’era successo nell’incontro che avevamo avuto il giorno di Pasqua dell'anno precedente? Mi trovavo in chiesa, e, pochi minuti prima che iniziasse la Messa, fui avvicinato da un giovane alquanto baldanzoso. Mi chiese se potevo ascoltare la sua confessione. Dopo che egli m’ebbe confidato quelli che lui riteneva peccati, gli domandai: “Perché ti confessi? Vuoi eliminare i rimorsi dalla coscienza, o vuoi deciderti per Gesù?”. E gli proposi di rinnovare le promesse del Battesimo, giacché non aveva nemmeno partecipato alla Veglia Pasquale.

Quel momento fu decisivo. Iniziò in Fabio un nuovo rapporto con Dio, una nuova considerazione di Gesù, una nuova visione della Chiesa, una nuova vita. Dio è diventato suo «Padre», Gesù suo amico, la Chiesa sua madre. Ed egli – senza che alcuno glielo dicesse – ritenne me suo padre, padre spirituale. Mi ha sentito e visto come colui che gli ha trasmesso la Vita, la vita di Dio! Poi non lo rividi più, fino appunto a Pentecoste dell’anno seguente! 

L’altro ieri ricevetti una telefonata da Maria Rosa: “Si ricorda, venticinque anni fa?”. Ormai la mia memoria non è più così pronta! “Venticinque anni fa ho affidato a lei la mia vita perché mi aiuti a camminare verso il Signore Gesù! Sono venticinque anni che sono sua figlia spirituale”! Difatti è vero: di quando in quando abbiamo avuto dei colloqui, qualche scambio epistolare, qualche telefonata. Nei primi tempi ciò avveniva di frequente, ora, da qualche anno, più raramente. 

Questi due fatti mi aiutano nel rispondere alla domanda che mi è stata posta. Chi è il padre spirituale?

Il padre spirituale è colui che risveglia la vita spirituale di una persona dandole l’impulso a iniziare un rapporto vivo con Gesù.

Padre spirituale è chi indica il nutrimento per la vita di fede, la tiene desta, la richiama, aiuta a svilupparla e a viverla nelle varie situazioni che man mano si presentano. 

In quanto trasmettitore della vita divina il padre spirituale non viene scelto: è dono di Dio, imprevisto, un dono gratuito, come è successo a Fabio.

Risvegliata la vita cristiana, in qualsiasi modo ciò possa essere avvenuto, il desiderio di continuarla e approfondirla fa cercare una persona che si ritiene capace di offrire la parola di Dio e la sua sapienza, di accompagnare a lui, di aiutare ad aprire a Gesù le porte del cuore, di insegnare a discernere i pericoli della vita interiore e della fede, e a riconoscere, quindi a vincere, gli spiriti del mondo per accogliere solo lo Spirito Santo! Questo è il caso di Maria Rosa.

San Paolo ci aiuta a comprendere. Ai Corinzi scrive: “Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo” (1Cor 4,15). E ai Galati: “Figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi!” (Gal 4, 19). Si rivolge ai Corinzi come a persone che hanno ricevuto da lui il primo annuncio del Vangelo e la vita divina, ai Galati invece come a coloro cui egli, soffrendo, continua a donare il nutrimento per la crescita della vita di fede! Per i primi si ritiene come un padre, per i secondi come una madre!  

La pienezza della paternità (o maternità) appartiene alla Chiesa, cui spetta il ruolo di Madre della nostra vita divina! All’interno della Chiesa varie persone svolgono il servizio della sua maternità come carisma o come ministero. Fra queste ne possiamo scegliere una, seguendo un impulso dello Spirito Santo o qualche segno della bontà di Dio che, provvidenzialmente, ce la fa incontrare.

Dopo aver scelto il padre spirituale ed esserci presentati a lui con umiltà e fedeltà, ci lasciamo guidare dalla sua parola nel cammino della vita cristiana.

Ci sono dei momenti in cui il padre spirituale è guida o consigliere, altri in cui ci rimprovera o ci corregge, ci incoraggia o ci esorta. Potrà arrivare il giorno – ed egli certamente se lo augura – in cui egli diviene semplicemente un amico che appoggia e benedice le nostre scelte ormai esaminate da noi stessi alla luce di Dio e cristianamente mature, un compagno di viaggio che prega per noi e con noi!

per la continuazione, richiedila. Grazie!