torna al titolo

3.

Il nome, i padrini, un segno di croce 

Io dimentico facilmente i nomi delle persone che incontro. Ho scoperto che li dimentico perché non le amo. Se uno mi dice il suo nome in un momento in cui sono ben disposto ad amarlo, non dimentico più il suo nome. Io dimentico, Dio però non dimentica. I nostri nomi sono scritti in cielo, ebbe a dire Gesù, per rassicurarci che noi siamo conosciuti personalmente dal Padre, che noi non siamo dei numeri.
Al Battesimo io chiamo per nome il bimbo che mi viene presentato, proprio per indicare l'amore di Dio per il suo nuovo figlio. Ogni nome è bello, e quelli che a prima vista non lo sembrano, lo diventano proprio per l'amore che si riversa sulla creatura che lo porta. I genitori cristiani, generalmente, scelgono per i propri figli nomi di santi: il nome così diventa già una benedizione, un invito a Dio affinché guardi al figlio come guarda con compiacimento ai suoi amici che "regnano" in cielo, e un invito agli uomini a ricordarsi degli amici di Dio!
Come desidererei che chi pensa al mio nome, sia portato a pensare agli amici di Dio, e tramite loro a Dio stesso! Noi così diventiamo un richiamo ed un aiuto per i nostri fratelli. Ma più che il nome, evidentemente, a questo scopo giova lo stile di vita.

Il primo incontro dunque tra me, che celebro il battesimo, ed il gruppo formato da genitori e padrini che portano il loro figlio, inizia con la domanda del nome.
Una seconda domanda riguarda le disposizioni interiori dei genitori: vogliono assumersi la responsabilità dell'educazione alla fede del battezzando? Mi dicono sempre di sì, i genitori. Io lo so bene che molte volte i genitori non fanno nulla per approfondire la propria fede in modo da aiutare i figli. Mi lascio imbrogliare.
Ma quando una coppia di sposi, a questo punto del battesimo, vuole essere onesta e non imbrogliare il prete, e tanto meno pensare di farla franca davanti a Dio, allora veramente quel figlio gode ottima probabilità di crescere non solo in statura, ma anche in sapienza e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini.
Entrano subito in azione i padrini: "Siete disposti ad aiutare i genitori in questo compito così importante?".
Chi sono i padrini? Contorno? Persone condannate a fare regali? Amici di lavoro di papà? Amiche di gioventù della mamma? Fratelli e sorelle dei genitori che hanno bisogno di sentirsi qualcuno? È così, non raramente.

Chi ricorda che i padrini devono essere persone preparate e disposte ad aiutare i genitori nell'educazione della fede e dell'amore cristiano? Altrimenti sono attori, commedianti, portano nella celebrazione del battesimo e nella vita del battezzato una nota di menzogna, di falsità.
Il padrino deve esser capace e impegnarsi a essere un modello di vita cristiana, un esempio per il bimbo che crescerà e cercherà attorno a sé qualcuno che lo ama, e che con amore gli mostra com'è fatta l'obbedienza a Gesù, l'amore ai nemici, il perdono delle offese, ecc. ecc... Se io dovessi scegliere un padrino non chiederei mai a chi vive disonestamente, disordinatamente o nelle liti, ma nemmeno ad uno che non frequentasse normalmente la Messa domenicale e i santi Sacramenti.

Torniamo al rito.
Il segno di croce in fronte al piccolo neonato deve essere anche da parte dei padrini un segno vero: nessuno può dare ciò che non ha. Quel piccolo segno di croce fatto dal prete e poi dai genitori e padrini è proprio il segno della volontà di dare al nuovo fratello la testimonianza di Gesù Cristo, che ha portato il suo amore fin sulla croce.

 

Vedi l'opuscolo: "Caro padrino, cara madrina!"

4.

Peccatori santi

Col gesto del segno di croce in fronte, io, insieme con i genitori e i padrini, ho accolto nella comunità cristiana il battezzando.
È ovvio, non possiamo lasciarlo solo il nuovo battezzato. Non è intenzione di Gesù lasciare soli i suoi amici. Quando egli chiamava i discepoli, essi venivano a trovarsi con lui sì, ma contemporaneamente anche con altri uomini, amici suoi, ma peccatori, fragili, imperfetti, incapaci di essere santi. Il nuovo arrivato trovava subito una croce nel dover vivere insieme con altre persone piene di difetti. Ma il bello era che tutte tendevano a seguire Gesù avendo lui come modello.
Oggi è la stessa cosa, il gruppo degli amici di Gesù lo chiamiamo Chiesa. Egli li ha messi insieme, li ha organizzati, ha distribuito compiti e doni per un servizio reciproco armonico e ordinato. Nessuno può sognarsi di arrangiarsi da solo con Dio: sarebbe un illuso, uno che non bada a ciò che ha fatto lui. Difatti nessuno va al Padre se non per mezzo di Gesù, e Gesù dà le "chiavi", cioè ogni potere e servizio, a degli uomini suoi discepoli, chiamati appositamente per questo. "Chi ascolta voi ascolta Me, chi disprezza voi disprezza me e chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato" (Lc 10, 16).
Dal momento del battesimo il battezzato è membro con tutti i diritti di questa Chiesa. Riceverà le attenzioni degli altri cristiani come un fratello, avrà il beneficio della comunione dei santi, cioè il bene spirituale degli altri cristiani. Tornerà a vantaggio suo il bene compiuto dagli altri, e risentirà sfavorevolmente del peccato e della tiepidezza dei fratelli di fede. A suo tempo anch'egli sarà chiamato a contribuire, con la sua fede e la sua generosità nel rispondere a Dio, a far crescere la santità della Chiesa, ed essere un aiuto per gli altri cristiani a vivere con fedeltà e onestà il rapporto con Dio.
Benché noi stessi siamo peccatori e ogni giorno ci dobbiamo battere il petto, presumiamo di accogliere altri con noi, nella Chiesa. Sappiamo che non siamo noi a renderla santa e a darle merito e valore, ma soltanto Gesù Cristo col suo Sacrificio, con la sua morte e Risurrezione. Affinché i nostri figli possano godere dei misteri della Redenzione ed incontrarsi con il Figlio di Dio e camminare con lui, noi le inseriamo nella Chiesa, popolo nuovo del Dio eterno!
È lui stesso che non solo ci incoraggia a farlo, ma ce lo ordina: "Andate, battezzate... " (cf Mt 28,19). Queste parole risuonano nelle Chiese di tutto il mondo e di tutti i tempi e ad esse noi cerchiamo di ubbidire. Cerchiamo prima di tutto di comprenderle, e a ciò è destinata anche la lettura della Parola di Dio e relativa predica con cui vi intrattengo dopo il rito di accoglienza.

La Parola di Dio, qualche brano della Bibbia (Antico e Nuovo Testamento), è fondamentale per scoprire il significato che Dio stesso attribuisce al nostro battesimo, e non quello che noi uomini - nella nostra ignoranza e superficialità - saremmo portati a dargli. La Parola di Dio indica ai genitori e padrini il modo con cui essi debbono aiutare lo sviluppo della vita di Dio presente col battesimo nel loro bambino. Essa ricorda anche le leggi di crescita di questa vita fino alla sua piena maturazione.
La Parola viene seguita subito dalla preghiera di intercessione. La Parola di Dio ci ha manifestato e ripetuto la sua volontà per noi, la dignità che acquistiamo col Battesimo, gli impegni che ci assumiamo. Non basta sapere, bisogna fare. E per fare ci vuole luce, forza, coraggio, decisione: la chiediamo a Dio con la preghiera. Oggi gliela chiediamo tutti insieme, ma poi la famiglia cristiana avrà l'accortezza di pregare ancora per questo scopo. A chi bussa, sarà aperto. A chi chiede con insistenza sarà dato.
I genitori cristiani continueranno a chiedere a Dio non solo salute e intelligenza, ma anzitutto la capacità di vivere e di aiutare i figli a vivere la Parola di Dio, ad essere dei figli che gli somigliano per davvero. In questa preghiera vogliamo coinvolgere anche i Santi, quei nostri fratelli che - battezzati come noi - hanno vissuto l'amore di Dio in modo tale da dare a noi la certezza che sono vivi in Lui e partecipano della sua gloria e della sua santità. Diciamo loro, a Maria prima di tutto, agli Apostoli, ai patroni, di rivolgere ancora la loro preghiera, di bussare anch'essi con noi al cuore di Dio. Io credo che essi sono vivi in Dio, perciò ci ascoltano. Proclamando il loro nome ci ricordiamo che noi pure siamo destinati alla santità: "Ci ha scelti per essere santi" (cf Ef 1,4)! "Siate santi, perché Io sono santo!" (Lev 19,2).
Per il figlio che battezziamo anzitutto ci preoccupiamo della santità. Per te io anzitutto mi preoccupo della santità! E tu, per te stesso, ti sei dimenticato di occupartene?

5.

Peccato originale: fuori moda?  

È possibile la santità?
Ma se siamo peccatori fin dal principio, se siamo figli di Adamo ed Eva, in noi regna le legge del peccato, cioè fin dalla giovinezza una calamita ci attira al male. È possibile la santità?
A noi no, a Dio tutto è possibile!
Col battesimo, con ciò che Dio fa nel battesimo, inizia un cammino di santità.
Hai sempre sentito dire che il battesimo toglie il peccato originale, ma non lo hai mai creduto seriamente, perché ti pareva impossibile che una creatura potesse avere un peccato al momento della nascita! Io ho impiegato un bel po' a convincermene, finché con una comprensione migliore delle cose e con un pochino di esperienza ho visto e costatato che è proprio così. Ora cerco di donarti la mia luce.
La parola "peccato" significa "essere fuori strada". Adamo ed Eva sono usciti dalla strada sulla quale camminavano come figli di Dio, allontanandosi da lui. Fuori di questa strada hanno iniziato una serie di atteggiamenti che li portarono al male personale, spirituale e fisico, sociale, familiare, ecologico addirittura: superbia, invidia, avarizia, pigrizia, ira, odio, lussuria (egoismo nella sessualità). E questi atteggiamenti producono i loro frutti con tutta la serie di azioni malvagie che ancora oggi rendono impossibile la vita e la gioia degli uomini.
Ogni figlio che nasce a questo mondo, nasce fuori strada, lontano dalla mèta. Non ne ha colpa, evidentemente. Ma non possiamo lasciarlo fuori strada. Gesù Cristo, con la sua vita, morte e risurrezione, col suo amore giunto al sacrificio supremo, ha voluto rimettere tutti gli uomini nella condizione di rientrare sulla strada dell'amicizia con Dio, della fratellanza con gli altri uomini, della gioia personale.
Il momento in cui l'uomo accetta Gesù come suo Signore e si fa suo amico è il momento in cui egli rientra in strada. Da quel momento, e attraverso il Battesimo che lo concretizza anche socialmente, quell'uomo è tornato sulla strada della figliolanza di Dio. Avrà ancora nella sua vita delle manifestazioni parziali del peccato originale con le sue mancanze e peccaminosità, ma saranno come piccoli incidenti di viaggio.
Incontrato e accolto Gesù, il "peccato originale" non c'è più.
La disgrazia peggiore che potrà capitare ad un uomo sarà quella di tornare volutamente, con decisione personale, al di fuori della strada, rifiutando Dio, rinnegando Gesù Cristo. La tentazione esiste ed esiste anche chi la segue. Non ci lasciamo scandalizzare, e nemmeno sottovalutiamo la gravità di questa situazione. Non per nulla incontriamo genitori che desidererebbero la morte del loro figlio, piuttosto che questi abbia a rinnegare la fede.
Il bambino non può decidere a pochi mesi di vita di accettare o meno la signoria di Gesù! Come può quel battesimo toglierli il "peccato originale"? Dio ascolta il desiderio dei genitori e della comunità cristiana e opera i suoi prodigi di amore a favore dei nostri piccoli: il desiderio e il buon volere dei genitori, cui spetta il compito di far camminare insieme con loro il figlio e di tenerlo per mano sulla via della conoscenza e dell'amore di Dio, è sostanziale.
Non potrà mancare però alla nuova creatura l'occasione di rendere personale la decisione di vivere da figlio di Dio: a quindici, sedici, diciotto anni egli passerà attraverso piccole o grandi crisi, finché deciderà. Lo aiuterà nella decisione la qualità dell'aiuto che avrà avuto dai suoi genitori, dai suoi padrini, dagli altri membri della comunità cristiana in cui vive inserito. Ogni cristiano può diventare un aiuto o un impedimento allo sviluppo della fede dei nostri ragazzi e dei nostri giovani che ancora non hanno reso personale la decisione di vivere secondo il battesimo.
Le parole di Gesù a questo riguardo sono tra le più severe: guai a chi ostacola (scandalizza) la fede dei piccoli! Meglio per lui morire di morte violenta (annegato nel lago) (Mc 9,42)!
La strada della santità è personale, ma non isolata. Nessuno può isolarsi. Ognuno viene aiutato dagli altri e ognuno è di stimolo e di incoraggiamento e di aiuto agli altri. Voglia Dio che la mia presenza nella Chiesa non sia mai di freno alla santità dei fratelli, anzi, ne sia un sostegno. Da parte mia sono costretto a riconoscere che i piccoli passi che ho fatto verso il Signore sono merito dei fratelli, che a forza di spinte, correzioni e buon esempio, mi hanno fatto amare la santità.

Vedi anche l'opuscolo: "Sono peccatore"

6.

Annegare il nemico 

Il male, o, meglio, il Maligno continua ad insidiare la vita, la fede, l'amore, la speranza dei cristiani. Con lui non vogliamo aver nulla in comune, perché egli non ha nulla in comune con Dio. Lo diciamo chiaramente: rinuncio a Satana, alle sue opere, alle sue seduzioni.
Facciamo presto a dirlo, perché lo conosciamo e non vogliamo fermarci molto con lui. Taluno fa fatica a questo punto del rito del battesimo, perché è arrivato a credere che il diavolo non esiste più. C'era una volta..., ma ora, con tutte le scoperte scientifiche, psicologiche, antropologiche, sociologiche, abbiamo visto che era un modo di dire o un modo di spiegare fenomeni strani...
Magari il diavolo non esistesse! Io ti dico con sicurezza che il diavolo esiste. Di più, ti dico anche che lavora. In molti luoghi lavora indisturbato. Va sconfitto, non col ragionamento, ma con la potenza di Dio. Va scacciato via nel Nome di Gesù, come il Signore stesso ci ha autorizzati a fare.
Se il diavolo prende piede in una persona, la obbliga a fare quel che lui vuole: bestemmia, odio, invidie, impurità, intemperanze, seduzioni al male, ragionamenti falsi e ideologie materialiste, falso modo di vivere insieme, sistematizzato in altre ideologie sociologiche, modi falsi e balordi di intendere la Parola di Dio a proprio vantaggio e di escludere la croce dalla propria vita. È astuto. È seducente.
Il gesto con cui lo scacciamo lo chiamiamo esorcismo. Ma egli, con tentazioni subdole, continua la sua lotta per conquistare i cuori. L'uomo adopera forza e intelligenza di Dio per riconoscerlo e resistere. Queste cose le chiediamo anche per il battezzando, perché, come dice la Scrittura, "chi si mette a servire il Signore, si prepari alla tentazione" (Sir 2,1).
Ed ecco un piccolo gesto del celebrante accompagnato da una bella preghiera.
Ungo il corpo del bambino (simbolicamente sul petto) con l'Olio dei catecumeni, benedetto appositamente dal Vescovo della Diocesi. Di olio si ungevano anticamente gli atleti per aver forza, e i lottatori per sfuggire alla presa del nemico: di olio ungo il battezzando perché abbia forza nella tentazione, e le seduzioni del maligno non abbiano presa su di lui. Anch'io sono stato unto così: e la grazia di Dio ha agito nella mia vita. Non posso vantarmi quindi se sono sfuggito al Maligno.
Eliminare il diavolo è troppo poco. Gesù ha detto che se lo cacci via, ma non metti un nuovo padrone più forte di lui in casa, quello ritorna, e la tua situazione è peggiore di prima. Il padrone da mettere in casa, nella mia anima, è Lui, Gesù. Ed ecco che subito, dopo aver rinunciato al diavolo, pronuncio il mio credo. Non è solo attività della mia intelligenza: credo che c'è un Dio, Padre... È anzitutto attività del cuore: mi fido di Dio Padre, m'affido a Lui, poggio la mia vita, le mie scelte, il mio essere su Dio, sul suo Figlio, sullo Spirito.
Com'è bella una vita liberata dal male e fondata su Dio!
I genitori e i padrini rinnovano la loro scelta cristiana a garanzia per il battezzando: questi vivrà con persone libere dal male e amanti di Dio. Se c'è questa garanzia possiamo procedere.

Un po' d'attenzione ora all'acqua. L'acqua serve per il battesimo come per la farina, se si vuol fare il pane. Essa è una creatura semplice, ma indispensabile alla vita. Senz'acqua non si vive, con l'acqua si pulisce e l'acqua purifica ciò che serve alla vita. L'acqua assume ancora un significato molteplice e profondo per chi conosce la storia del popolo di Dio.
L'acqua del diluvio ha ripulito il mondo dai malvagi e la stessa acqua ha salvato la vita a Mosè. L'acqua del Mar Rosso ha distrutto il nemico, l'esercito del faraone, e ha salvato così Mosè con il suo popolo. L'acqua del Giordano ha lavato la lebbra di Naaman, ufficiale dell'esercito siriano, e ha fatto nascere così in lui la fede nel Dio vero. La stessa acqua del Giordano ha coperto Gesù all'inizio della sua predicazione. E, per finire, Giovanni attesta che dal costato aperto di Gesù sulla croce è uscito sangue ed acqua.
Ce n'è abbastanza per comprendere quanto voglia compiere Dio nel battesimo: lavare, portar via il male, salvare dal nemico, ridare una vita d'amicizia con Lui, mettere l'uomo in comunione profonda col suo Figlio e farlo partecipare alla sua morte, al suo amore che giunge al dono completo di sé: inserirlo in lui per ammirare nel nuovo battezzato un nuovo "figlio di Dio"!

 

7.

Un bagno nell'acqua del Padre 

Non ho mai visto, per il battesimo, immergere un bambino nell'acqua. Io gliela verso sul capo. Ma ci sono cristiani che, per tradizione, continuano il rito del battesimo per immersione, come era d'uso nei primi secoli e come lo attesta la forma dei vari battisteri delle chiese antiche. Anche a me piacerebbe celebrare il battesimo immergendo il battezzando nell'acqua e risollevandolo. Dovrei trovare una coppia di genitori consenzienti.
Mi piacerebbe per un motivo semplice: la parola stessa "battesimo" significa bagno, o, immersione.
Io ti battezzo nel Nome del Padre... significa "ti faccio fare il bagno nel Nome del Padre, ti immergo nel Nome del Padre…".
Uno che viene immerso nell'acqua ne esce bagnato. Chi viene immerso nel nome del Padre, questo nome gli rimane addosso, tanto da cambiargli la vita. Battesimo è entrare in Dio, iniziare a vivere la sua vita, essere immerso in questa vita, portarla dentro di sé.
Un papà si chiama così perché dà la vita, ma ciò comporta il nascere in lui di un amore nuovo: un amore gratuito, tipico: il papà ama il figlio prima ancora di vederlo, prima di riceverne gratitudine, prima di esserne ricompensato. Egli ama anzi il figlio anche se non ne è ricompensato, lo ama anche quando il figlio fa il cattivo, fa i capricci, è ingrato. Dio s'è preso il nome di Padre perché comprendiamo che per noi egli è così: ama per primo, ci ama mentre siamo peccatori, addirittura mentre ci ribelliamo a lui e lo rifiutiamo. Non smette il suo amore. Egli non dipende da noi: non ci ama mentre siamo buoni, ci ama perché lui è buono. Ne combinassimo di grosse, Dio non vuole la nostra morte, ma la conversione, la salvezza. Lo chiamiamo Padre.
Immergere uno nel Nome del Padre significa dargli la possibilità e la capacità di sviluppare in sé per gli altri questo amore tipico paterno, significa prepararsi a riconoscere il Padre, a togliere da noi tutto ciò che ci impedisce di vederlo, e rallegrarcene. Il battezzato viene perciò aiutato ad amare gli altri come se egli fosse per loro un padre, ad amarli per primo anche senza attenderne ricompense o riconoscimenti.
Io amo i fratelli non perché essi sono buoni, non perché fanno cose belle, non perché le loro opere sono ammirevoli, ma perché io sono di Dio, io sono stato "bagnato" nella paternità di Dio.
Gesù esprime questo modo di amare con degli esempi ormai famosi, anche se qualcuno li ritiene esagerati (per sé, non per gli altri!). "Se uno ti percuote su di una guancia, tu porgi anche l'altra. Se uno ti toglie il mantello, tu dagli anche la camicia... " (Mt 5,39s).: un amore che non provenga dalla reazione alla bontà o cattiveria di chi ci sta davanti, ma semmai un amore che esca dalla nostra bontà, dalla nostra reazione al continuo amore di Dio per me e per i peccatori.
"Siate perfetti com'è perfetto il Padre vostro che sta nei cieli, il quale fa sorgere il suo sole sul campo dei buoni e dei malvagi, che fa piovere sull'orto dei giusti e degli ingiusti" (Mt 5,45).
E san Paolo, che volle farsi imitatore di Dio e vivere le parole di Gesù, scrisse ai cristiani: "Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene" (Rm 12,21). È la stessa cosa: l'amore paterno del battezzato verso gli altri: li considera fratelli, ma per amarli guarda come fa Dio Padre ad amarli e lo imita!
San Giovanni poi nelle sue lettere non si stanca di raccomandare ai cristiani questo tipo di amore. Altrimenti, direbbe Gesù, cosa fate di speciale? Cosa vi distingue dagli atei, dai pagani, da chi è senza Dio? Anch'essi amano quelli che pagano l'amore con la gratitudine. Tu invita a pranzo chi non è in grado di contraccambiare l'invito. Talvolta godo intimamente quando qualcuno mi confida di soffrire perché riceve solo ingratitudine da coloro che ha beneficato. Non godo per l'ingratitudine - ovviamente - ma perché questo cristiano viene messo nella condizione di provare la propria capacità di amare, di purificare il proprio amore, di verificare la consistenza del proprio battesimo nel nome del Padre.
Il "Padre" (il "papà") non si offende per le colpe dei suoi figli, ma ne soffre perché essi sono imbarcati male, non perché a lui venga a mancare qualcosa. Così il battezzato non si offenderà mai, se qualcuno l'offende. Se soffre, è perché colui da cui è partito il male non è più immerso in Dio, gli manca la vita, si fa comandare dal Maligno. Per lui desidera la salvezza e comincia ad amarlo di più, con l'amore di Dio Padre!

 

8.

Immersi nel Figlio 

Gesù ci ha ordinato di battezzare anche nel Nome del Figlio. Il Figlio è lui stesso, Gesù Cristo. Perché lo chiamiamo figlio? La nostra esperienza ci dice che il figlio è colui che si lascia - e non può farne a meno - condizionare in tutto dai suoi genitori. Mangia quel che gli danno, veste quel che gli mettono addosso, va dove lo portano, si abitua alle loro abitudini, al loro linguaggio, alle loro attenzioni. Il figlio è un "dipendente" nel senso che la sua vita dipende dai suoi genitori.
Perché Gesù si chiama "figlio di Dio" e "figlio dell'uomo"?
Egli stesso ce ne fornisce la spiegazione quando dice che non fa nulla, se non ciò che vede fare dal Padre, non pronuncia parola, se non quella che ode dalla bocca del Padre, fa tutto quello che il Padre vuole: è un "dipendente" volontario del Padre: è un "figlio di Dio" che non smette mai di essere figlio, vuole sempre stargli sotto, amarlo tanto da far proprie le sue iniziative.
È figlio dell'uomo, non solo perché è nato da donna, ma perché ha amato gli uomini così come sono, si è fatto loro "servo", è stato dipendente dalle loro situazioni, e s'è fatto orientare nelle scelte delle parole e delle azioni dai loro bisogni, dal loro bisogno di salvezza.
Essere battezzato nel Nome del Figlio, cosa potrà significare se non assumere nei confronti di Dio la posizione di figlio? Dipendere in tutto dalla Parola di Dio, fare quello che fa Dio, amare e perdonare come Dio, sul modello concreto e vivo che abbiamo in Gesù.
Essere immersi nella vita di Gesù Cristo! Non è una parola, diventa realtà concreta in molte situazioni in cui viviamo a questo mondo. Accogliere la parola e i giudizi di Dio come determinanti e fondamentali, più importanti della logica e della spinta a fare come tutti. Essere bagnati nel Figlio comporta avere un occhio e un orecchio sempre tesi ai cenni di Dio. È difficile, ma è bello ed è pienezza! Dà il senso di essere a questo mondo come dei re, dei principi. Non c'è più nessuno sopra di me, sono figlio di Dio, e lo sono veramente perché ubbidisco a Lui. La mia vita diventa libertà e gioia, e pace profonda. Alleluia!
Essere immersi nel Figlio significa ancora qualcosa, come san Paolo stesso ha voluto spiegarci. Vuol dire entrare nella morte di Cristo e uscire con lui dal sepolcro. L'entrare e l'uscire dall'acqua, se si celebrasse il battesimo per immersione, significherebbe anzitutto questo. Morire, annegare il proprio io, il proprio egoismo, la propria personalità egocentrica, annegare i vizi e le passioni che ci dominano e opprimono, ed uscire nuovi, uscire risorti, con una vita diversa, perché svolta tutta alla luce della fede, una vita strappata ai legami con la terra e con i desideri terrestri, e annodata per sempre alla sorte di Gesù Cristo. Com'egli ha continuato l'amore per tutti mentre veniva inchiodato e ucciso, così il cristiano continuerà l'amore mentre verrà perseguitato.

Il cristiano che esce dall'acqua del battesimo ragiona col cervello di Dio, è cambiato. Lavaggio del cervello? Vero lavaggio, pulizia dai condizionamenti del peccato e dall'egoismo. È una pulizia che dura tutta la vita, non solo del cervello, anche del cuore: il battesimo è l'inizio di un bagno che prosegue senza sosta. La risurrezione di Gesù la si comincia a vivere, ma la si godrà pienamente quando la pulizia - la morte dell'egoismo - sarà terminata. È però una certezza: se io muoio con Cristo, risorgerò con Lui.
È una certezza che mi fa sopportare con gioia le sofferenze della morte del mio egoismo: sono ben poca cosa queste sofferenze, dicono san Pietro e san Paolo - in confronto alla gloria già preparata per noi. Allora coraggio! Gesù stesso non ci lascia soli. Nel giorno in cui egli ha comandato di battezzare, ha anche assicurato la sua presenza. Ed egli è presente con la sua grazia e potenza, con le sue caratteristiche di consolatore e di protettore. "Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo" (Mt 28,20).
Se Tu sei con noi, eccomi pronto a vivere con te la figliolanza a Dio e il servizio degli uomini secondo il loro bisogno di salvezza dai mali del corpo e dello spirito. Che il tuo Nome di Figlio possa essere usato anche per me, senza esserne condannato.

continua